(appellativi che diminuiscono con l'aumentare della lunghezza della relazione. Bisognerebbe aggiungerlo come teorema alle elementari, dopo quello di pitagora) ma che fai esci con le infradito?"
" Ceerto (con ancora l'ansia della risposta esatta che l'ho appena conosciuto, e mi piace e bisogna stare attente che la competizione qui è tanta), perchè? Non stiamo andando al mare?"
"Si, e tu al mare ci vai in infradito?"
" E come altrimenti? (Intanto sono delle signore infradito, ma perchè ... che mi devo mettere 12 cm di tacco, forse? Lo sapevo che qualcosa di strano ce l'aveva pure questo, lo sapevo, ora Ale, non volevi mica davvero credere che a 29 anni il prinicipe azzurro fosse finalmente arrivato, vero?)
Roma si divide in tre modi di andare al mare, e tre località ben distinte:
Dove al mare si va vestiti come fosse venerdì sera a campo dei fiori, con il cambio per l'aperitivo, che gli stabilimenti magicamente alle sei si trasformano in Formentera, con apparizione strategica di teli bianchi, candele, e grandi cuscini immacolati dove sorseggiare placidamente al ritmo di lounge music, intere caraffe di mojito.
ROMA SUD - LITORALE PONTINO
Dove il mare è veramente mare, e riesci anche a fare il bagno senza dover dibblare rifiuti di tutti i generi, ci metti pure una sosta gastronomica per acquisto di mozzarelle e olive, ma per andare e tornare devi mettere in conto di svegliarti all'alba e di ritornare, dopo la coda interminabile sull'odiata e maledetta pontina, forse prima di mezzanotte. A meno che non studi tragitti e orari alternativi e ti colleghi con il munero del traffico alla Furio di carlo Verdone.
LITORALE DI OSTIA
Il mare è assolutamente impraticabile, anche se c'è chi dice che la mattina si vede il fondo (MAH!). C'è sempre la Cristoforo Colombo da affrontare e la ricerca del parcheggio selvaggio, ma se trovi lo stabilimento giusto, e qui c'è tutto un altro post da scrivere perchè esiste la regola "dimmi in che stabilimento vai e ti diro' chi sei", riesci anche a non dover per forza leggere il giornale del vicino di ombrellone, e a mangiare un frittino di pesce come si deve.
Ecco, io sono sempre andata ad Ostia, ho avuto per anni la cabina in uno stabilimento di surfisti dove vigeva la regola "fate un po' quello che vi pare", per non parlare dell'infanzia e dell'adolescenza che trascorrevo a Pantelleria, dove non si mettevano nemmeno le ciabatte ancor prima che i vips iniziassero a mettersi il pareo. Io ho vissuto e vivo da maggio a settembre nei momenti di relax e svago vestita come se dovessi andare al mare. Io metto le infradito. Spesso.
Lui è sempre andato a Fregene, alle cinque del pomeriggio, non si spogliava nemmeno e restava al bar a bere. Lui ha paura dei pesci e le prime infradito gliele ho regalate io.

2 carciofi
1 piccola cipolla
4 uova
2 cucchiai di parmigiano
10 pomodori pachino
sale, pepe
Pulire per bene, eliminando la barbetta i carciofi e dividerli in spicchi. Tagliare i gambi a pezzettini. Lavare e cuocere per circa 10 minuti in una padella con un filo d'olio e uno spicchio d'aglio intero, aggiungendo se necessario un mestolo di acqua. Salare.
Sbattere le uova, aggiungere sale e pepe, parmigiano e la cipolla tritata al coltello.
Disporre i carciofi in una teglia ricoperta di carta forno e versare sopra il composto delle uova. Decorare con i pomodori tagliati a metà, e cuocere in forno caldo a 180° per circa 30/40 minuti.




