Don't Hide the Madness..

mercoledì 31 marzo 2010

MARE, MARE, MARE

"Amore mio. luce dei miei occhi, sorpresa della mia vita, tesoro e bla, bla, bla
(appellativi che diminuiscono con l'aumentare della lunghezza della relazione. Bisognerebbe aggiungerlo come teorema alle elementari, dopo quello di pitagora) ma che fai esci con le infradito?"
" Ceerto (con ancora l'ansia della risposta esatta che l'ho appena conosciuto, e mi piace e bisogna stare attente che la competizione qui è tanta), perchè? Non stiamo andando al mare?"
"Si, e tu al mare ci vai in infradito?"
" E come altrimenti? (Intanto sono delle signore infradito, ma perchè ... che mi devo mettere 12 cm di tacco, forse? Lo sapevo che qualcosa di strano ce l'aveva pure questo, lo sapevo, ora Ale, non volevi mica davvero credere che a 29 anni il prinicipe azzurro fosse finalmente arrivato, vero?)
Riporto fedelmente la conversazione della prima volta che io e mio marito siamo andati al mare. E qui scatta la precisazione.
Roma si divide in tre modi di andare al mare, e tre località ben distinte:
ROMA NORD - FREGENE
Dove al mare si va vestiti come fosse venerdì sera a campo dei fiori, con il cambio per l'aperitivo, che gli stabilimenti magicamente alle sei si trasformano in Formentera, con apparizione strategica di teli bianchi, candele, e grandi cuscini immacolati dove sorseggiare placidamente al ritmo di lounge music, intere caraffe di mojito.
ROMA SUD - LITORALE PONTINO
Dove il mare è veramente mare, e riesci anche a fare il bagno senza dover dibblare rifiuti di tutti i generi, ci metti pure una sosta gastronomica per acquisto di mozzarelle e olive, ma per andare e tornare devi mettere in conto di svegliarti all'alba e di ritornare, dopo la coda interminabile sull'odiata e maledetta pontina, forse prima di mezzanotte. A meno che non studi tragitti e orari alternativi e ti colleghi con il munero del traffico alla Furio di carlo Verdone.
LITORALE DI OSTIA
Il mare è assolutamente impraticabile, anche se c'è chi dice che la mattina si vede il fondo (MAH!). C'è sempre la Cristoforo Colombo da affrontare e la ricerca del parcheggio selvaggio, ma se trovi lo stabilimento giusto, e qui c'è tutto un altro post da scrivere perchè esiste la regola "dimmi in che stabilimento vai e ti diro' chi sei", riesci anche a non dover per forza leggere il giornale del vicino di ombrellone, e a mangiare un frittino di pesce come si deve.

Ecco, io sono sempre andata ad Ostia, ho avuto per anni la cabina in uno stabilimento di surfisti dove vigeva la regola "fate un po' quello che vi pare", per non parlare dell'infanzia e dell'adolescenza che trascorrevo a Pantelleria, dove non si mettevano nemmeno le ciabatte ancor prima che i vips iniziassero a mettersi il pareo. Io ho vissuto e vivo da maggio a settembre nei momenti di relax e svago vestita come se dovessi andare al mare. Io metto le infradito. Spesso.
Lui è sempre andato a Fregene, alle cinque del pomeriggio, non si spogliava nemmeno e restava al bar a bere. Lui ha paura dei pesci e le prime infradito gliele ho regalate io.
Mi chiedo spesso come facciamo a stare ancora insieme.
Saluto la primavera e le prime infradito indossate ieri pomeriggio, con questa frittatina che fa tanto scampagnata..
FRITTATA DI CARCIOFI, CIPOLLA E POMODORI PACHINO

2 carciofi
1 piccola cipolla
4 uova
2 cucchiai di parmigiano
10 pomodori pachino
sale, pepe

Pulire per bene, eliminando la barbetta i carciofi e dividerli in spicchi. Tagliare i gambi a pezzettini. Lavare e cuocere per circa 10 minuti in una padella con un filo d'olio e uno spicchio d'aglio intero, aggiungendo se necessario un mestolo di acqua. Salare.
Sbattere le uova, aggiungere sale e pepe, parmigiano e la cipolla tritata al coltello.
Disporre i carciofi in una teglia ricoperta di carta forno e versare sopra il composto delle uova. Decorare con i pomodori tagliati a metà, e cuocere in forno caldo a 180° per circa 30/40 minuti.

lunedì 29 marzo 2010

BEATA GIOVENTU'


Vi ritrovate a mezzanotte e mezza sul lungotevere, sorpresi di incontrare più traffico della mattina alle otto, e dopo la passeggiata tra i locali di trastevere capite pure che c'è ancora qualcuno che esce la notte ( e non la sera!), e che non hanno smesso tutti, nel momento in cui il divano l'ha avuta vinta sulla vostra vita sociale. Non hanno affatto smesso.E se voi correte, contro le lancette perchè tua madre ti ha intimato di andare a prendere la nana entro mezzanotte ( a 15 anni facevo più tardi!), gli altri oziosamente pieni di vita si trascinano e si muovono tra un locale e l'altro in attesa di andare a divertirsi. E sono giovani.La cena da BIR & FUD vi ha distrutto, ma non il cibo, le birre. Quelle stesse che riuscivate a mandare giu' a decine, a tornare integri a casa con il motorino, e soprattutto a non ingrassare. (Ho preso un meraviglioso filetto di baccalà e lamponi, con impanatura di nocciole, presentato come un croccante algida, leggermente salato, ma da infarto!). E ancora bevono.Ritirate la nana, come un pacchetto postale, in pigiamino rosa delle principesse (aridaje!), che dorme beata e scoprite che ha fatto mezzanotte ballando nel salone di mia madre, con mio nipote. E ballano anche.Non vi resta che tornare a casa, stravolti, un po' ubriachi, stanchissimi, invidiare i fiori del vicino e con 15 kg in braccio sentire il marito che tristemente esclama

"Pe' fa' i giovani bisognnna, esse' giovani"(traduzione simultanea per chi non ha visto telefilm di claudio amendola:
Per fare i giovani, si deve essere giovani)

IL CIAMBELLONE PIU' SOFFICE DEL MONDO
DI
ADELAIDE MELLES
250 gr di farina - 250 di zucchero - 3 uova - 130 gr di olio di semi - 130 gr di acqua - 1 bustina di lievito - 1 cucchiaio di rhum - 1 pugno di uvetta (non l'ho messa) - 1 cucchiaio di cacao (non l'ho messo)


Montare bene le uova con lo zucchero fino a renderle spumose, quindi aggiungere l'olio, l'acqua, il rhum, la farina, e il lievito setacciato. Qui andrebbe aggiunta anche l'uvetta infarinata, che io non ho messo. Imburrare lo stampo e versare l'impasto (nella ricetta originale versare 3/4 dell'impasto, nel restante mettere il cucchiaio di cacao e versare sul composto bianco, facendo dei cerchi concentrici con un coltello, per far venire l'effetto marmorizzato). Cuocere a1 80 gradi in forno caldo per 40 minuti.

Dopo BIR& FUD, ti è venuta voglia di rifare le melanzane che già aveva riproposto SIGRID, o i FELAFELLI, con la polpettina di pasta e fagioli, e capire come si fa quel maledettissimo ketchup alla vaniglia, dove hai "inzuppato" le fatatine.

venerdì 26 marzo 2010

I SOLITARI


Chiarisco subito, e non mi si fraintenda, al Gambero rosso, si rimorchia si, ma bisogna anche vedere chi e che cosa, che mio marito dopo aver letto il post ha chiesto chiarimenti, che quando sono tornata ha fatto finta di dormire pur di non ascoltare i miei racconti su farina, e uova e semola:
1° tipo: Solitario 35enne, un po' nerd, che ti si avvicina mentre aspetti la chiamata (in prima linea che altrimenti finisci dietro come la scorsa volta e non vedi nulla!) e sbircia il titolo del corso di tutte le under 40. Caso strano, te lo ritrovi accanto, visto che casualmente ti eri accoppiata con l'altra unica under 40 solitaria. Non che avesse scelta poverino, c'erano tutta una serie di "voglio diventare come Anna Moroni, adesso, che prima pensavo solo alla carriera, ed ero troppo femminista per ascoltare e sbirciare mia madre che tirava la sfoglia a mano", tre dolci coppiette innamorate, una coppia di amiche con foto da scattare e mettere su facebook, e un 16enne che te lo saresti sposato subito al solo pensiero di un minorenne che decide di imparare a fare a mano i tortellini mortadella e robiola. Ecco, ha attaccato bottone subito il solitario, e ha pure rimediato un bicchiere di vino, ma è stato subito messo all'angolino dopo due battute infelici, tanto che se n'è andato prima, salutando tutti sconsolato.
Consiglio spassionato: prova con i FINGER FOODS e GLI APERITIVI la prossima volta che secondo me l'età li sì abbassa notevolmente.
2° tipo: solitario 35enne muscoloso, che arriva per ultimo, e quindi si deve mettere dietro, e durante ogni spiegazione si toglie un pezzo di abbigliamento fino a restare con la magliettina da bicipite scolpito, e continua a fare domande intelligenti allo chef, sorridendo in maniera sparsa a tutte le femmine. Femmine si, perchè il tipo adotta non so quale rituale di accoppiamento animale, per cui prima mostro la mercanzia fisica, poi provo a far vedere che sono intelligente, quindi cerco il contatto fisico casuale (che con quei muscoli invece di sfiorarmi, mi ha colpito e ho rischiato una contusione di terzo grado!), e poi per ultimo, sempre casualmente, segue ad alta voce la spiegazione dei cavatelli pugliesi, commentando "sono proprio come li faccio io, ma con la farina di farro" (Ahhhhh, la farina di farro, sarebbe questa che dovrebbe convincermi?).
Parentesi spetteguless a parte, del corso mi è rimasta una bellissima pasta verde all'uovo che anche contro ogni regola (andrebbero fatti con impasto di sola acqua e farina) ho cercato di rendere un cavatello, giusto per fare un po' di prove, che se mi legge ANNA, mi prende in giro in eterno (che a pensarci bene il corso di pasta fresca potevo andarlo a fare da lei)

PASTA ALL'UOVO ALLA RUCOLA


1 uovo
100 gr di farina
1 cucchiaio di pesto di rucola
farina da aggiungere
semola per lavorarla

Questa è la monodose con cui abbiamo "giocato" durante il corso. La regola è 1 kg di farina per 10 uova, ma si può modificare e tagliare la farina con la semola ed eliminare alcuni albumi per ottenere una pasta più ricca o di consistenza diversa.

Per il pesto di rucola, con un miniper mescolare rucola, olio, e grana fino ad ottenere un composto denso da poter aggiungere all'impasto della pasta.
Formare sulla spianatoia un piccolo vulcano con la farina, inserire l'uovo e il cucchiaio di pesto, e iniziare ad impastare, fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Se necessario aggiungere altra farina.
Spargere sulla spianatoia della semola di grano duro (sempre e comunque quando si lavora la pasta fresca), ed iniziare a stendere la pasta, per poterla tagliare o formare a piacimento.
In questo caso, ho creato dei piccoli salsicciotti, tagliati a piccoli pezzetti regolari e con l'aiuto di un coltello creato il SIMIL- cavatello. Il coltello deve spingere sul piccolo pezzetto e con un movimento circolare verso il corpo, rilasciare la pasta.
Cuocere in acqua salata per pochi minuti, e condire a piacimento.

giovedì 25 marzo 2010

STASERA ESCO..


Ritorno da un corso al gambero rosso, quello che il marito mi aveva regalato per il mio compleanno con un romantico biglietto davanti alla pasticceria di Hermè a Parigi (mentre la nana addentava l'unico croissant che avevamo comprato), e che io, non altrettanto romanticamente, avevo subito cambiato. Ora, l'intento era buonissimo e il corso sul cioccolato, visto il mio momento di trip da fondant au chocolat, era perfetto, ma il poverino non aveva visto il dettaglio del corso.
Io si, invece, e di imparare a cucinare l'arrosto al cacao proprio non ne avevo voglia, così l'ho trasformato in PASTE FRESCHE E RIPIENE (sempre con lo stesso chef A.Migliore.. ma li fa tutti lui?). I dettagli e le ricette arriveranno giuro, non appena riusciro' a combattere la ruggine (?????? ho sgranato gli occhi davanti al commesso del vivaio) delle mie rose (cavolo, sono diventata con briii!!).
Comunque, a parte i commenti su tutti i rimorchioni che vanno da soli ai corsi del gambero rosso ( e che cercano di rimorchiarti, cosa che ti sembra alquanto improponibile!), alle signore che ne sanno più dello chef e parlano per tutto il tempo commentando, ai fissati che prendono appunti (ops, anche io?), e alle coppiette innamorate che si baciano tutto il tempo pregustando prime cene romantiche, l'unica cosa che ho prenanunciato al marito è che ne voglio fare altri, e che mi voglio prendere serate libere anche io ogni tanto.
Stamattina, mi scrive una mail con un link ad una nuova spa, dove una sua ex collega è andata ultimamente, con dei prezzi che ho subito sospettato che il fidanzato di questa fosse un miliardario. La mia risposta super negativa è stata così motivata:
1. AMORE, non possiamo spendere oltre perchè io voglio andare a fare la CUCINA FRANCESE.
2. In sauna fa troppo caldo e mi si abbassa la pressione che è già ai minimi storici.
3. Sul lettino mi annoio e non mi posso portare i libri di cucina, che non mi sembra veramente il caso.
4. Il bagno in piscina comporta il costume, elemento che non ho intenzione di prendere in considerazione almeno finchè quella stronzetta che si impossessata del mio vecchio corpo, non si decide ad abbandonarmi
5. E i massaggi?? non posso permettere a nessuno di toccare la mia pancetta molle, e poi ascoltarla per mezz'ora mentre cerca di convincermi a spendere il budget della nostra vacanza estiva, in trattamenti che non funzioneranno mai, almeno finchè continuo a cucinare, e mangiare, cucinare e mangiare.
Sono stata abbastanza chiara???
Nel frattempo, giusto per non abbandonarlo solo con la nana (un po' in colpa mi ci sento, eh!?) ho preparato questa

CIAMBELLA CIOCCOLATO BIANCO E PERE
(dalla mitica FIORDIFROLLA)

220 gr di farina 00
400 gr di pere
120 gr di cioccolato bianco
1 bustina di lievito
120 gr di burro morbido
100 gr di zucchero semolato
3 uova grosse
120 ml di latte
1 pizzico di sale

Sciogliere a bagnomaria il cioccolato bianco e lasciarlo raffreddare. In una ciotola setacciare la farina, con il lievito e il sale. Nel KA (o con le fruste elettriche) montare il burro e lo zucchero fino a farlo diventare una crema. Incorporare i tuorli (nel frattempo montare gli albumi a neve ferma) uno alla volta, e il cioccolato fuso ormai freddo. Unire la farina, alternando con il latte e amalgare bene il composto. Incorporare quindi gli albumi montati a neve con delicatezza.
In uno stampo a ciambella, precedentemente imburrato, versare metà dell'impasto e quindi le pere a pezzi, precedentemente ripassate in una ciotola con poca farina. Ricoprire il tutto con il restante impasto e cuocere a 170 gradi in forno già caldo per 55 minuti. (L'ho fatta anche nello stampo di silicone, e in questo caso cuocere sempre per almeno 50 minuti).
A questo punto la ciambella dovrebbe essere ricoperta con la glassa come ha fatto CAMOMILLA, ma io non ho avuto il tempo di aspettare. La prossima volta proverò, perchè l'impasto è ottimo e la torta è tra le più soffici che io abbia mai preparato, ma la glassa l'avrebbe completata, e resa più dolce e golosa.

martedì 23 marzo 2010

L'USCITA E' DA QUELLA PARTE


Ritorno a casa, dopo un lunedì di lavoro immerso nel grigio della primavera che non vuole arrivare, con la nana soddisfatta che è appena riuscita a mettersi il cerchietto rosa da sola, e sembra un po' rambo, un po' cenerentola.
La camelia, dopo la caraffa di thè (grazie ANNA, ma tranquille non ho usato il matcha!), ha ripreso a fiorire come si deve e le ortiche sono finite nella spazzatura, invece che nel piatto. Briivandecamp mi sorride con tanto di rossetto rosso (certo che però la signora c'ha gusto, guarda che vestito) e il figlio tennista ( pure un po' bono. Ops, c'è mio marito!) del supereroe ciclista ritorna a casa con il furgoncino anni 70.
Ora mi siedo e mi leggo le mail, e i blog, mi rilasso e preparo un dolcino primaverile.
AH, AH, mi sono dimenticata della mia SECOND LIFE, forse?
Il mio piccolo PC ha una crepa multicolore sullo schermo. Le mie foto, il mio blog, le mie serie tv, i miei file di viaggio andati. Spariti, dietro ad uno schermo nero... P A N I C O!
Ammazza, se sembro superficiale, dovevo forse scrivere i miei report, il budget, la programmazione della produzione, magari sembravo un po' meno teenager (dentro, che fuori non ci crede nessuno!)
Aspetto il marito e confido nell'anestesia, che magari ha ancora un po' di effetto e riesce a risolvermi questo problemino. Nel frattempo, cucino e mi sfogo, che sotto pressione mi riesce anche meglio.
Perfetto! Minestrone pronto.. stomp... il minipimer mi ha abbandonato! Avanza un piccolo pezzetto nero, non è una buona cosa.
La nana, nel frattempo, ha consumato una confezione di pennarelli lavabilissimi sulla sua faccia e ari-soddisfatta mi guarda sorridendo, e cercando di farmi capire che vuole vedere i cartoni animati, anzi cenerentola 2 per la precisione.
Ebbene si. cenerentola ha un seguito, un cenerentola 2 e pure un cenerentola 3.
Praticamente una fiction, solo che lei non ha una camelia domata, dei vicini folli, un pc rotto e un minipimer mutilato, no lei ha ancora i topini che le risolvono tutto.
Arriva il marito, pure un po' incazzato per la mia crisi di panico, e lo bacio. La nana si ribella e mi rincorre urlando "è mio, no, no, no, paaapaaa, no". Niente baci, mai più, ho capito.
Qualcuno mi dice dove trovo il tasto ESC per ritornare indietro alla mia vita?
(magari anche solo dei topini disponibili, eh?)

CROSTATA DI FROLLA CON CREMA PASTICCERA E BANANE
(frolla delle sorelle Simili e crema pasticcera trovata qui CROCE E DELIZIA)

per la frolla delle SORELLE SIMILI
200 gr di farina 00
100 gr di burro freddo
2 tuorli
80 gr di zucchero a velo
scorza grattuggiata di mezzo limone
1 pizzico di sale

Avevo preparato la frolla con i tuorli avanzati QUI e poi congelata.
Questo il procedimento:
In una grande ciotola, lavorare con le mani la farina con i pezzetti di burro freddo, fino ad ottenre tanti piccoli pezzettini di impasto. Aggiungere al centro i tuorli e lo zucchero a velo (questa è stata veramente una scoperta!) e la scorza di mezzo limone grattuggiata. Con una forchetta amalgamare gli ingredienti, e con l'aiuto di una spatola prendere anche la farina sui bordi.
Non impastare troppo la frolla.
Riporto fedelmente: PER OTTENERE UNA FROLLA PERFETTA L'UNICA COSA CHE DOVETE FARE E' NON LAVORARLA. (grazie Antonella!) Riporre il panetto in frigorifero (io a questo punto l'ho congelato!)
Preparare la crema come da ricetta QUI.
Stendere l'impasto molto sottile, stenderlo nello stampo e riporlo in frigorifero per almeno 20 minuti.
Quindi, bucherellarlo con una forchetta e cuocerlo a 180 gradi per 10-12 minuti. La frolla deve essere bianca.
Lasciar raffreddare, sformare e riempire con la crema pasticcera. A questo punto io ho aggiunto le banane e l'abbiamo mangiata subito, ma se deve essere preparata in anticipo spennellare la frutta con la gelatina.
Per il metodo dettagliato e una bellissima spiegazione, piena di trucchetti vi rimando al link di sopra.

domenica 21 marzo 2010

IL MILIONE

Siamo a Roma, Cavaliere, a poche giornate dalla fine del campionato con la Roma che gioca l'anticipo in casa, e secondo lei in piazza San Giovanni c'erano un milione di persone?
Ma ha contato forse quelli allo stadio?
Se i manifestanti a piazza San Giovanni erano veramente un milione, allora posso considerare i miei ravioli come dei veri ravioli cinesi "DIM SUM"?

Vagando nel foodblog mondo, ho visto che invece di ordinarli dal ristorante di fronte casa (che secondo me il cuoco in cina non c'è nemmeno mai stato, e i suoi ravioli provengono direttamente dal surgelatore) avrei potuto farli in casa.
E così ho sperimentato

RAVIOLI "CINESI" ALLA GRIGLIA


per la pasta (da COSATIPREPAROPERCENA)
200 gr di farina 00
100 gr di acqua calda
1 cucchiaino di sale

per il ripieno:
200 gr di macinato di manzo
2 carote
2 piccole zucchine
qualche pezzetto di zenzero marinato
1 cipollotto
1 albume
2 cucchiai di salsa di soia
3 foglie di verza

Preparare la pasta, mescolando velocemente gli ingredienti ed impastando fino ad ottenere un palla. Lasciar riposare per un'ora (le mie sono diventate grazie alla manifestazione del cavaliere). Preparare il ripieno mescolando in una ciotola tutti gl iingredienti, precedentemente sminuzzati e far riposare in frigorifero.
Stendere la pasta il piùù sottile possibile, e ricavare con un bicchiere dei cerchi di circa 6 cm. Mettere il ripieno e chiudere cercando di rifare le originali pieghe dei ravioli cinesi (io non ci sono riuscita molto bene).
Continuare fino ad esaurimento della pasta.
Rivestire il cestello della vaporiera (o il cestello intrecciato) con delle foglie di verza e cuocere a vapore per circa 20 minuti, fino a che la pasta diventera' trasparente.
Io li ho ripassati sulla piastra con un filo di salsa di soia che ha creato una leggera crosticina.


Non sono completamente soddisfatta del risultato e quindi riprovero' per la gioia di mio marito, che li adora e ne mangerebbe a decine. Intanto, vorrei provare mescolando la farina con della farina di riso e diminuire la quantita' di carne, eliminando anche l'albume.
Ritorneranno.

sabato 20 marzo 2010

DAI PAPA' ... 'NAMO...PROPRIO NOOOO

Mio padre è goloso, è l'apoteosi della golosita'.
E' lui che mi ha insegnato la cattiva abitudine di non andare a letto senza il dolcino (ha anche insegnato alla nana a dire 'NAMO invece di andiamo, se è per questo), ad apprezzare il cioccolato fondente mangiato a pezzi sul divano, a godere del buon cibo, a prendere i ricci e i granchi con le mani, ad andare in bicicletta, a... mi sono persa, ok.
Quale miglior pensiero allora per festeggiarlo se non dei goduriosissimi bigne' di san giuseppe alla crema?

"ale, ma che è 'sta musica? che te sei scaricata?"
"......."
"aleeee"
"eddai, è il video dello zio piero"
"de chi? e da dove è uscito uno zio piero. Tu non hai uno zio piero"
"daiiii.. che sono concentrata che devo fare i bignè per papa' '"
"ale', devo iniziare a preoccuparmi?"

I BIGNE' ALLA CREMA PER LA FESTA DEL PAPA'

per la pasta dei bigne'
(da DALLA PARTE DEI PASTICCINI e
video da I PASTICCI DELLO ZIO PIERO)
io ho raddoppiato la dose
240 ml di acqua
100 gr di burro a pezzetti
2 pizzichi di sale
150 gr di farina
4 uova

per la crema pasticcera (da CROCE E DELIZIA)
150 ml di latte
100 ml di panna
50 gr di zucchero
25 gr di farina
2 tuorli d'uovvo
buccia di un limone

Iniziare la preparazione della pasta dei bigne'. In un pentolino portare ad ebollizione l'acqua, il burro e il sale. Appena bolle, togliere dal fuoco e mettere la farina tutto in un colpo, mescolando velocemente finchè l'impasto non si stacchera' dai bordi. Aggiungere un uovo alla volta ed amalgamare. Io ho fatto tutto a mano, ma ho utilizzato il video del mitico zio Piero, per capire come doveva essere la consistenza dell'impasto.
Lasciar raffreddare per circa 5 minuti l'impasto e quindi con la sac a poche formare i bigne' su una teglia rivestita di carta forno. Cuocere per 10 minuti in forno caldo a 220 gradi, e altri 5 minuti con il forno leggermente aperto.
I bigne' si gonfieranno velocemente. Aprire il forno soltanto quando i bignè saranno coloriti.
Tirare fuori e lasciar raffreddare su una griglia.


Nel frattempo preparare la crema pasticcera. Far bollire il latte con la panna insieme alla buccia di un limone ricavata con il pelapatate. In un altro pentolino amalgamare le uova con lo zucchero (io ho usato il KA per avere un composto leggero e spumoso) e sempre mescolando aggiungere la farina. Versare lentamente il latte caldo (senza le bucce del limone) nel pentolino delle uova, e con fuoco basso amalgare fino a che la crema non si sara' addensata.
Lasciar raffreddare per bene la crema, inserirla nel sac a poche con il beccuccio e forare sotto i bignè per riempirli con la crema.
Spolverizzare con zucchero a velo e divorare.

Mio padre ha veramente apprezzato e continuava a mangiarli e lodare la crema. Non posso dargli torto perchè questa ricetta per me è veramente perfetta. L'avevo gia' sperimentata e non delude mai. E' appiccicata sul frigorifero insieme a quella della quiche di Felder.

venerdì 19 marzo 2010

BANALE .. IO??.

Il mio sms era chiaro, una semplice commissione in farmacia, due nomi, due medicinali, leggi, ripeti, paga, esci. Semplice, no?
Arriva la telefonata canonica (come quella volta che mi ha detto che nel supermercato non c'era lo zucchero a velo, ah ah, si certo!):
"Ho preso tutto, ma oltre all'antistaminico... cos'era l'altra cosa?"
(uh uh.. attenzione domanda a trabocchetto!)
"l'hai presa?"
" si, ma la dottoressa mi ha detto che è un anticellulite.. ma da quando prendi l'anticellulite... come sei Banale (con accento da Roma NORD)"
"uh.. devo lavorare cia' .. a dopo"

Come sei BAnaaaLe?
Intanto chiariamo:
1. la farmacista per me non puo' essere chiamata dottoressa, finche' non la vedo con un bisturi in mano, che magari quella aveva 30 persone in coda e si e' solo chiesta "ma che ce deve fa' questo con 'sta giacchetta de velluto con un depurante-depurativo?"
2. lo vediamo quest'estate al mare se sono Banaale, quando ti becco la prima volta a sbirciare da dietro il corriere dello sport, il sedere della vicina di ombrellone, e non mi dire che sono sempre bella che tu sei quello che mi ha risposto due mesi dopo il parto
"amore, è scesa un po' la pancia?" "si, è arrivata sotto le ginocchia"
3. me lo prendo si, il prodotto che scioglie e fa fare la pipi' (che se aspetto l'acqua di miss italia e l'uccellino di Del Piero!) che qui è bastata una passeggiata ad Ostia, per vedere con il primo sole, pantaloncini, magliette a maniche corte e ballerine senza calze.
Ed io che ancora non oso togliermi il cappotto.

Io, quella banale, che prima di uscire gli ho anche infornato questi


I CROISSANTS SFOGLIATI di LUCA MONTERSINO
(ricetta presa da NOTEDICIOCCOLATO)

per il lievitino:
112 gr di acqua
250 di farina di manitoba
25 gr di lievito
per l'impasto:
500 gr di farina
150 di zucchero
75 gr di burro
4 uova medie
150 ml di latte
1 cucchiaino di miele
1 pizzico di polvere d'arancia
15 gr di sale
Planetaria per incordare
per la sfoglia:
375 di burro freschissimo
fotografie e spiegazioni delle pieghe dal blog di Paoletta ANICE E CANNELLA
per la spennellatura:
1 tuorlo
un cucchiaio di panna liquida

Alle 21 preparare i llievitino, mescolando velocemente acqua, farina e lievito. Schiacciare leggermente l'impasto e metterlo a mollo in una ciotola con acqua calda (non ho il termometro). Dopo 10 minuti l'impasto viene a galla. (giuro, ero spaventatissima, ma è successo davvero).
Nel frattempo, nella planetaria con il gancio a foglia, preparare l'impasto, mescolando farina e zucchero e aggiungendo il latte, dove precedentemente avete sciolto il miele, in tre volte, facendo ben attenzione che ogni volta la farina abbia ben assorbito il liquido.
Aggiungere nello stesso modo le uova, e quando l'impasto è ben amalgamato aggiungere la polvere d'arancia (o l'aroma prescelto:limone, vaniglia, ecc).
Prendere i llievitino galleggiante, strizzarlo e aggiungerlo all'impasto. Quando sara' perfettamente amalgamato tanto da risultare un unico composto, aggiungere un pezzetto alla volta di burro ed infine il sale.
Montare il gancio ad uncino nella planetaria ed incordare. A me sono serviti 25 minuti.
Ho lasciato l'impasto direttamente nel contenitore della planetaria e l'ho messo in frigo a lievitare per tutta la notte.
La mattina successiva l'impasto era gonfio ma un po' difficile da lavorare (non ho seguito il consiglio di Federica) ed ho lottato con il mattarello. Non sto qui a spiegare come si fa la sfoglia e le pieghe ma vi rimando direttamente al post di Paoletta, dove ci sono spiegazioni dettagliate e foto chiarissime.
Una volta terminate le pieghe ho formato i cornetti (sono venuti enormi!)

e li ho congelati.
In realta' ci sono due modi:
- congelarli, mettendoli in un vassoio, ed una volta congelati in una bustina
- lasciarli lievitare ancora per circa tre ore e poi cuocerli.

La sera successiva ho messo due cornetti ancora congelati sulla carta da forno e li ho lasciati a temperatura ambiente per tutta la notte. La mattina appena sveglia, erano pronti per essere cotti per circa 20 minuti a 180 gradi, dopo averli spennellati con un tuorlo d'uovo e la panna.
Perfetti, morbidi e caldi, da inzuppare nel latte.

Il mio proposito era di fare i croissants con la ricetta di Paoletta. Ho letto la ricetta ed ho comprato gli ingredienti per prepararli almeno tre volte, per poi rinunciare davanti ad un'impresa che mi sembrava più grande di me. Poi ho letto il blog di Federica, con la ricetta di Montersino (Sbircio ogni volta il suo libro in libreria e poi non lo compro mai) e mi sono lasciata affascinare dal lievitino che saliva su. Un po' di tempo a disposizione, voglia di coccolare mio marito e la nana con una colazione speciale, ed ecco i cornetti.

Per quanto io possa prenderlo in giro, qui, a casa e praticamente sempre, lui è IL MARITO e il PADRE che ho sempre desiderato.
Lei non puo' dirlo ancora e tanto meno scriverlo, ma nessuno mai le avrebbe insegnato meglio di lui ad inzuppare il cornetto nel latte.

BUONA FESTA DEL PAPA'

mercoledì 17 marzo 2010

IO E LA MIA VITA PARALLELA

La guerra dei roses è niente in confronto alla competizione per il giardino più bello del mio condominio. Sono tutte coppie di mezza eta' (ma quando si definisce adesso la mezza eta'? meglio non saperlo, va!).
Ricomincio. Sono tutte coppie dell'eta' dei miei genitori e anche di piu', in pensione o con lavori che gli permettono di stare a casa, o in garage o in bicicletta travestiti da uomo ragno, praticamente a qualsiasi ora del giorno.
La notte credo di no, perchè hanno sicuramente più vita sociale di noi.
I "giovani" siamo noi e un'altra coppia con due gemelle della stessa eta' della nana, che non ci sono mai e che incontriamo raramente quando andiamo a prendere la macchina in garage (abbiamo trovato lui disperato e chiuso in macchina che ascoltava interviste della Roma prima di rientrare a casa...avere dei gemelli deve essere devastante, ma in fondo basta moltiplicare la nana per due ... non ci voglio pensare!).
Tornando ai giardini, la scorsa settimana la BRIIVANDECAMP di turno era gia' perfettamente truccata in tuta viola griffata a piantare piccole piantine piene di fiori, e io guardavo triste e sconsolata tutte le erbacce e le ortiche, lasciate incolte da mesi tra la siepe che diventa magnificamente rossa, la camelia che comincia a fiorire e le rose che sembravano morte, che in realta' sono vive.
Così mi sono data al giardinaggio, per evitare che come lo scorso anno la vecchia viaggiatrice hippie mi chiedesse esplicitamente di tagliare l'erba del MIO giardino.
Io.
Io che fino allo scorso anno non riuscivo a far vivere nemmeno le piante grasse, io che volevo un appartamento su un piano. Io, che concepivo l'idea di pianta solo come la menta per il mojito e i ravioli (a proposito di ravioli, ho scoperto solo oggi che potevo trasformare le ortiche in questo splendore QUI) di mia madre.
Io.
Io ho raccolto le ortiche, sotto gli sguardi pieni di pena del supereroe ciclista, della hippie viaggiatrice, del tennista lampadato, e di briivandecamp.
Poi quando dico che sto vivendo la mia vita parallela nessuno mi crede..
Dopo le erbe, il rastrello e durante le forbici, la pianta rampicante, e le vitamine per la camelia ho preparato la cena

TIMBALLO DI PASTA CON CAVOLFIORE E "BESCIAMELLA" DI RICOTTA

250 gr di penne VOIELLO
1 piccolo cavolfiore romano
1 mozzarella
parmigiano
per la finta besciamella di ricotta (presa da DEFELICITATEANIMI)
125 gr di ricotta
1 cucchiaio di farina
noce moscata

Cuocere nella vaporiera (io per comodita' ma bastava lessarlo) il cavolfiore, separando le cimette, per circa 20 minuti. Lessare la pasta in abbondante acqua salata e nel frattempo in un altro pentolino, mescolare la ricotta con un mescolo di acqua di cottura, 1 cucchiaio di farina e la noce moscata.
Lasciare la pasta al dente, scolarla e ripassarla con la finta besciamella e il cavolfiore.
Preparare il timballo in una pirofila imburrata e ricoperta di pangrattato, aggiungendo la mozzarella tagliata a dadini e il parmigiano.
Cuocere per circa 30 minuti in forno a 180 gradi.

lunedì 15 marzo 2010

ZUCCOTTINI DI COLOMBA

LA COLOMBA CHE SI TRASFORMO' IN FARFALLA
TRA TANTE PICCOLE STELLE LUMINOSE

La mia splendida colomba LOISON (packaging lilla bellissimo, che ti fa male anche solo l'idea di doverlo scartare per quanto è bello) è stata trasformata in dei mini-zuccotti con gelato alla crema.
Come?

ZUCCOTTINI DI COLOMBA CON GELATO ALLA CREMA

per la base:
1 colomba mandorlata classica LOISON
tagliabiscotti a forma di stella e di farfalla

per il gelato (ricetta con modifiche da ilpranzodibabette):
300 ml di latte
200 ml di panna fresca
2 uova
150 gr di zucchero
accessorio gelatiera per il kitchen aid

per la bagna:
100 ml di acqua
2 cucchiai di zucchero

per la glassa:
cioccolato fondente
cioccolato bianco
latte
piccole perline colorate per la decorazione

Iniziare preparando il gelato che ha bisogno di almeno una notte in frigorifero per l'assestamento. Far sobbollire il latte e la panna, e nel frattempo nel KA, montare bene le uova con lo zucchero. Aggiungere alle uova, un mestolo alla volta del latte e panna, aspettando prima di aggiungere il successivo che il precedente di sia ben amalgamato.
Trasferite il composto in una pentola e a fuoco medio, cuocere mescolando fino a che la crema vela il cucchiaio (l'ho capito solo quando l'ho visto). Togliere dal fuoco, lasciar raffreddare e mettere in frigo per almeno due ore.
Montare la gelatiera, e versare il composto ormai freddo nel recipiente ghiacciato, e a velocita' 1 mescolare per 30 minuti. Il gelato aumentera' di volume e sara' morbido e perfetto. Mettere in freezer per tutta la notte.
La mattina successiva ritagliare da alcune fettine di colomba le farfalle e le stelle. Preparare la bagna, riscaldando l'acqua e lo zucchero in un pentolino, e con un pennello spennellare la parte superiore di tutte le fettine di colomba. Farcire con il gelato e rimettere nel congelatore per 3-4 ore.
Sciogliere il cioccolato fondente, posizionare lo zuccotto a forma di farfalla (sembra un panino!) su una griglia e versare la cioccolata fino a ricoprirlo completamente. Decorare con le perline.
Per le stelle luminose, sciogliere 50 gr di cioccolato bianco con 2 cucchiai di latte e versare il composto liquido sui zuccottini a forma di stelle. Non si formera' una glassa ma una bagna morbida e luminosa.
Riporre nel congelatore fino al momento di servire, avendo cura di tirarli fuori qualche minuto prima in modo da lasciar ammorbidire sia la colomba che il gelato.

Con questi ZUCCOTTINI DI COLOMBA partecipo al contest "CHI ACCOMPAGNA LA COLOMBA" nella categoria golosita'

domenica 14 marzo 2010

SATURDAY NIGHT


Sono le 19.30 e la nana sta mangiando le sue farfalline con il sughetto, io navigo alla ricerca della ricetta perfetta per il gelato alla crema, che la gelatiera del KA è pronta per la sua prima volta, e lui, quello nuovo ..
" Come si fa il sugo?"
(in che senso come si fa il sugo, vuoi la ricetta per provare a farla, vuoi iniziare dalle basi ed aprire un tuo blog, vuoi saperlo giusto come nozione da tirar fuori a tavola con gli amici o durante una delle interminabili partite di risiko?)
"amore, soffrittino, pomodoro, sale, e lasci andare...ma perchè lo vuoi sapere?"
"eh.. niente vorrei un po' di pasta con il sugo?"
"tu? il sugo? tu che mangi solo quello di mia madre? ma sono quasi le otto, e io pensavo di invitare a cena quel signor rana con un pacco di suoi ravioli gia' pronti... ma tu non puoi essere come uno di quei mariti che il sabato sera vanno a comprare la pizza da portar via, per non far cucinare la moglie, stanca di tutta la settimana? non c'è una partita e una birra?"
"daiii... non ti chiedo mai niente"
(ora mi rinfaccia lo shopping compulsivo che gli ho fatto fare oggi, dopo la pulizia dell'armadio della nana, e la scusa del regalo per me che sono stata triste e sola e senza di lui? Ma come potevo resistere a quel paio di bellissimi stivali??)
"ok, va bene, ma allora faccio l'amatriciana"
" siiiiii... con quella pasta fresca che ho comprato io"
"le trofie??? (ok, tutto sotto controllo, è proprio mio marito!) si.. certo.. ok"

SPAGHETTI ALL'AMATRICIANA

200 gr di spaghetti VOIELLO n.104
1 barattolo di polpa finissima della MUTTI
mezza cipolla
100 gr circa di guanciale
mezzo bicchiere di vino bianco
sale, pepe
pecorino

Lasciar ammorbidire la mezza cipolla, tagliata finissima in un po' d'olio evo. Aggiungere il guanciale a lasciarlo soffriggere per qualche minuto. Sfumare con il vino bianco e aggiungere il pomodoro. Salare e pepare. Cuocere il sughetto per circa 15 minuti, fino a farlo restringere.
Nel frattempo lessare la pasta e scolarla al dente. Condirla con il sugo e spolverare con abbondante pecorino appena grattuggiato.


La mia è sicuramente una versione rivista e rivisitata dell'originale pasta all'amatriciana, che andrebbe preparata senza cipolla, con i pomodori freschi e con il guanciale croccante aggiunto nel sugo solo a piatto pronto. In realta' a me piace molto lasciare il guanciale morbido e farlo cucinare con il pomodoro, che ne prende il sapore, e sentire anche il dolce della cipolla appena ammorbidita dall'olio.

venerdì 12 marzo 2010

EFFETTI SPECIALI

La neuro deve aver fatto qualcosa di grosso nella settimana di ricovero, perchè ieri tornata a casa all'ora di pranzo, pensavo di trovarlo ancora a letto, in pigiama, e di dover ascoltare le lamentele, e i fastidi e gli sbuffi, di dover fare, insomma l'infermiera cattiva per tirarlo su.
Ed invece, Tadaaaaa, aveva fatto tre lavatrici, sistemato i vestiti sparsi per la camera da letto e soprattutto nuotato nel rosa di quelli della nana, eliminando anche le taglie ormai troppo piccole.
E della serie voglio proprio stupirti, ha apparecchiato la tavola da pranzetto romantico (anche con i tovaglioli!) riscaldato lo sformato della sera prima, condito l'insalata....
Ma dove sta la fregatura??
Non è che tra qualche giorno me lo ritrovo che impasta il pane?

Intanto continuo a cucinare io e ieri sera ho fatto una ricetta pulisci-frigo

SFORMATO DI PATATE E FINOCCHI

3 patate
2 finocchi
1 mozzarella grande
burro
parmigiano
pangrattato
sale, pepe
besciamella (io non l'ho messa!)

Cuocere a vapore le patate e i finocchi. Imburrare una pirofila e cospargerla di pangrattato.
Quindi ricoprire con uno strato di patate tagliate a fettine, qualche tocchetto di mozzarella, piccoli fiocchetti di burro, parmigiano ed infine uno strato di finocchi tagliati a fettine. Continuare fino ad esaurimento delle patate e dei finocchi e terminare con una spolverata di pangrattato con sopra pezzetti di burro e di mozzarella.
Con la besciamella sarebbe sicuramente venuto più morbido e godurioso.

Ho aspettato la mezzanotte, cercato la fatina cicciottella, invocato tutti i sette nani, chiamato pure le sorellastre, ma niente il marito è un uomo nuovo.
Ma ora torniamo seri, qualcuno sa dirmi quanto tempo ci vuole a smaltire l'anestesia, così intanto mi preparo??'

mercoledì 10 marzo 2010

YOUNG INSIDE

"Amore, so' tornato giovane"
"Giovane.. mi sembra esagerato, mi basta che tu riesca a mettterti i calzini da solo. Ci riesci?
Dimmi di si!!"
"mmmmm.. non proprio, però so' giovane"
" Non riesci a metterti i calzini? No, eh, quindi nemmeno le scarpe, eh?"
"mmmm.. no. "
(Allora sei giovane dentro, e non è cambiato niente, penserai di poter andare a giocare a calcetto, di ricominciare ad andare ai concerti dove il più vecchio porta ancora le felpe e le mutande di fuori, ti ostinerai ad indossare giacche di velluto per sembrare un intellettualoide maledetto e continuerai utopisticamente a sperare che un giorno la vita cambiera' e tu potrai lavorare sei mesi l'anno su una spiaggia e magari mettere dischi, che ormai lo sanno tutti che da grande volevi fare il DJ...)
"Amore, Sono tornato come nuovo e ci scommetti un mojito che riesco a mettermi i calzini da solo?"
" Intanto non bevo un mojito da secoli, e sono finiti i tempi in cui reggevo l'alcool. Davvero, riesci a metterti i calzini senza sdraiarti sul letto con semicapriola??"
"mmmm... no. Però ho una lista di nuovi cd da comprare, c'è un concerto a cui vorrei andare, anzi due, e ho comprato un biglietto di quella lotteria, come si chiama?? turista per sempre"
"Ecco appunto, bentornato amore mio"

Oggi lo riporto a casa e lo accolgo con questo dolce

PANNA COTTA AL CARAMELLO
(da Al cibo commestibile)

2 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaio di zucchero bianco
250 ml di panna e 250 ml di latte (o anche 500 ml di panna)
4 albumi

per la guarnizione: cioccolato fondente

Caramellare in un pentolino i 2 cucchiai di zucchero di canna. In un altro pentolino riscaldare la panna e il latte. Quando il caramello è pronto ( a fuoco bassissimo circa 10 minuti) aggiungere il latte e la panna lentamente (Come Genny aveva scritto mi è preso un colpo, perchè appena ho iniziato a versare il liquido pensavo di aver perso tutto) e mescolare bene fino a che la panna diventera' beige.
Far raffreddare e quindi unire gli albumi leggermente sbattuti con una forchetta.
Versare il composto in degli stampini di silicone e cuocere a bagnomaria per 1 ora e 40 minuti a 140 gradi.
Mangiare dopo almeno 4 ore in frigorifero con una salsina di cioccolato fondente fuso.


Io l'ho gia' assaggiato, ed è spettacolare. Con i tuorli avanzati ho fatto una nuova ricetta di pasta frolla che ho congelato, ma so gia' come utilizzare.

NOTA ALLA RICETTA: Ho chiesto lumi a GENNY e le bollicine che mi sono venute in realtà dovrebbero non esserci più, facendo attenzione che l'acqua durante la cottura non arrivi a bollore. La prossima volta farò più attenzione. :)

lunedì 8 marzo 2010

DE PIZZIBUS


Dopo l'incontro di sabato FOODIES IN ROME, e la pizza mangiata, anzi divorata, da PIZZARIUM (per me la vincitrice in assoluto, quella da dopo-non-posso-mangiare-altro è stata quella bianca con carciofi e pecorino, con nota di merito per quella con crema di ceci, lonza fatta-da-lui, sfogliatine di sedano e pepe) il post sulla pizza ci sta tutto.
In realta' è una coincidenza voluta, perche' per far passare una lunga giornata a casa con la nana, dopo il parco e il sole abbiamo impastato, e giocato.
Qualcosa mi devo pur inventare dopo i colori, i pennarelli, il libro della luna, il kit diventero' medico, cenerentola alla seconda libro+ film, la casetta della fatina e le costruzioni di legno, o no??
Cosi' ho riesumato la macchina del pane, e ho fatto la pizza (per quanto mi piaccia impastare, a volte usare gli elettrodomestici in dotazione aiuta, soprattutto perche' ho fatto versare gli ingredienti alla nana, non ho sporcato niente, le ho fatto regolarmente controllare la "palla" dall'oblo, e mi sono ritrovata un impasto gia' lievitato e morbido con cui farla giocare)

PIZZA CON LA MDP
(da dolci a go go)

300 gr di farina 00
1 cucchiaio di olio
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino raso di zucchero
1 bustina di MASTRO FORNAIO
170 ml di acqua

per il condimento:
1 mozzarella di bufala
passata di pomodoro

Ho utilizzato il programma solo impasto che dura 1 ora e mezza. Ho steso l'impasto in una teglia ricoperta di carta da forno. L'ho condita ed infornata per 10 minuti a 220 gradi in forno gia' caldo.
La pizza viene sottile e un po' scrocchiarella.

Non me ne voglia Imma, ma non è proprio il massimo dell'impasto, è sicuramente veloce ma dopo aver provato questa qui sotto la differenza si sente


LA PIZZA SENZA IMPASTO
(da anice e cannella)

400 gr di farina 0 per pizza
300 ml di acqua
2 cucchiaio di olio
1 cucchiaio di preparato per pure' istantaneo
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino raso di zucchero
10 gr di lievito di birra

per il condimento:
passata di pomodoro
mozzarella

In una grossa ciotola versare la farina, i fiocchi di patate e il sale. Aggiungere l'acqua (la mia era caldina) dove si è sciolto precedentemente il lievito e lo zucchero. Di seguito unire l'olio e mescolare con le mani per due minuti giusto per amalgamare gli ingredienti.
Coprire con la pellicola e tenere in frigo per almeno 4 ore. Io di solito impasto la mattina presto (tanto ormai si è capito che mi sveglio all'alba) e tiro fuori l'impasto per la cena, verso le 17.30.
Lasciarlo a temperatura ambiente per 2 ore circa. Rovesciare l'impasto su una spianatoia e procedere con le pieghe di Adriano di tipo 1 (Paoletta le ha fotografate qui) .
Lasciar riposare per circa 20 minuti e poi stendere e condire. Nel frattempo accendere il forno sulla massima temperatura e cuocere per circa 10 minuti.


La foto è di repertorio (aha .. haha, posso dirlo?). Ho fatto piu volte questa pizza, con sempre degli ottimi risultati prima ancora di iniziare a scrivere il blog. E ora mi chiedo, ma perche' l'ho fotografata allora?
Forse solo per la soddisfazione (non da poco) di aver fatto le pieghe, e di essere riuscita ad ottenere un po' di cornicione con le bolle.

domenica 7 marzo 2010

FOODIES IN ROME


"Si...ok... arrivo... va bene.. ho capito... devi uscire e lei ha pianto tutto il tempo... non ha dormito...ha mangiato tanto, si come al solito... è strana?? che significa?? non sta ancora bene, ok... no lunedì torna all'asilo che un'altra settimana con voi.. non, tu sei bravissima, chi ha detto niente (permalosa??!) ... ma se resto ancora..va bene...ritorno"

Mia madre mi ha intimato di andarmi a riprendere la vichinga e il mio FOODIES IN ROME è precocemente terminato, prima ancora di arrivare da Castroni. Avevo provato tutte le tecniche: l'impegno di lavoro importantissimo, il pranzo che si sarebbe prolungato, passo un attimo in quel negozio che è di strada e altrimenti non riesco mai.
Torna prima delle quattro non me lo diceva da forse 20 anni.
Mi è dispiaciuto molto salutare tutti, alcune in particolare, con cui avrei volentieri condiviso anche il resto del pomeriggio e alcuni/alcune che avrei voluto conoscere e con cui non sono nemmeno riuscita a parlare.
Ci siamo incontrati, guardati e scrutati un po' dentro, per cercare di associare, carpire, e ricercare quello che ogni giorno leggiamo sugli schermi. Ho consociuto chi mi legge mentre mi racconto e mi è sembrato così strano che un "estraneo" ne sapesse di me, della nana, e del pigiamino a pois (puntini ops!) più di persone che invece mi frequentano ogni giorno.
Ora aspetto i racconti del resto del pomeriggio, degli acquisti.. ma soprattutto qualcuno mi spiega 'sta storia dei foodbloggers a domicilio???

venerdì 5 marzo 2010

PRONTO NEURO...

Esco dall'ascensore dopo aver seguito tutte le indicazioni per la via arancione (che questi ospedali moderni hanno i percorsi colorati a prova di bambino e di "mi rode che sto in ospedale non me fa' pensa' piu' di tanto") e l'infermiere da dietro il bancone risponde "PRONTO, NEURO".
Mi interrogo velocemente, riassumo ancora più velocemente: sono qui per l'intervento di ernia del disco del marito, ma non è che nel frattempo quando l'hanno visto arrivare tutto a pois e con i calzini e le infradito, me lo hanno definitivamente internato ed ora lo trovo in una sala che gioca a scacchi come nel film?
Il mio di cervello sembra funzionare ancora, e mi ricordo anche il numero della stanza. Gli infermieri si fanno una grassa risata quando chiedo se (per caso, eh?) l'avessero gia' portato in sala operatoria. E gia' comincia male.
Dovevano essere le 12, e poi le 14, le 15 e cominci anche a preoccuparti per il compagno di stanza che in questo ospedale i casi come tuo marito sono un esercizio per sgranchirsi le mani dei neurochirurghi, e qui la vita ti dimostra ogni secondo quanto può essere stronza e crudele.
Alle 16 bracchiamo il primario per scoprire che l'operazione non si fara' piu' e che è tutto rimandato a lunedì.
Pensieri velocissimi (ma quanto corro oggi?): giovedì, venerdì, sabato....martedì altri 5 giorni senza marito, altre 5 notti con la nana da sola, e la preoccupazione aumenta che lo volevi a casa presto per coccolarlo, e volevi di nuovo indietro il tuo guerriero (possibilmente senza pigiamino), e lunedì di nuovo all'asilo, e il parcheggio immerso nel buio del nulla, e la pioggia.....cavolo, posso confermare il foodies però, e andare autorizzata a via cola di rienzo a fare shopping, si ma lui è li da solo e noi qui da sole, e cucinare solo per me, pero' posso anche andare a svaligiare il giappo vicino casa, o il cinese o anche l'indiano, addormento la nana e mangio tranquilla, mi vedo bones e mi manchera' gia' lo so.
Torno a casa, chiamo parenti e amici, e decido per l'indiano ma fatto da me

POLLO AL CURRY E PANE INDIANO
(da la zuppa di bottoni)

per il pane (ho dimezzato la dose)
150 gr di farina
1 uovo
1/2 vasetto di yogurth
sale
per la carne (ho eliminato la cipolla)
3 fettine di petto di pollo
farina
un cucchiaio di burro
1 cucchiaino abbondante di curry
1/2 vasetto di yogurth

Iniziare ad impastare velocemente in una ciotola la farina, l'uovo, un pizzico di sale e il 1/2 vasetto di yogurth, fino ad ottenere una piccola palla da dividere in 4 palline. Schiacciarle e cuocerle per 10 minuti in forno caldissimo a 220 gradi, su una teglia ricoperta di carta da forno, avendo cura di girarle a meta' cottura.
Mentre il pane cuoce, tagliare le fettine di pollo a dadini e infarinarli leggermente. Sciogliere il burro in una padella e cuocere i dadini di pollo fino a dorarli. Salare e aggiungere il mezzo vasetto di yogurth mescolato al curry.
Mescolare e lasciar rapprendere leggermente la (meravigliosa) cremina che si è formata.
Mangiare il pollo, accompagnandolo con il pane ancora caldo.

mercoledì 3 marzo 2010

IL RITORNO DEL GUERRIERO


Quante cose può provocare uno streptococco?? Tante, anche che 30 persone con tanto di numeretto ti fanno passare avanti per un doppio tampone madre-figlia varicellosa. Si sono aperte praticamente le acque davanti a noi.
Mai successo nemmeno quando ero incinta di otto mesi e non riuscivo più nemmeno a guardarmi i piedi.
Una giornata iniziata bene? Finalmente è finito febbraio??
MA no... ha chiamato l'ospedale e per prima volta a Roma, la sanita' sembra funzionare (eccetto che ho pagato meno il tampone della nana da privata invece che con il ticket... bah!). Ricoverano il marito che finalmente avra' una schiena nuova, smettera' di drogarsi con gli antidolorifici, e di rotolarsi nel letto.
Ora non ci resta che organizzare i prossimi giorni, preparare il pigiama nuovo a pois (regalato dalla suocera) che lo fara' sembrare un vero uomo in vestaglia e un po' maicol del grande fratello.
Sperando di risolvere tutto prima di sabato e dell'incontro FOODIES IN ROME, che ho gia' la carta di credito pronta.
Nel frattempo

SFORMATO DI PATATE CON SALMONE E MOZZARELLA

6 patate grandi
1 uovo
parmiigiano
1 mozzarella
200 gr di salmone
sale, pepe, aneto

Lessare le patate, lasciarle raffreddare, pelarle e schiacciarle con lo schiacciapatate. Unire un uovo e mescolare, insieme ad un pizzico di sale, pepe e abbondante parmigiano. In un contenitore per il forno precedentemente imburrato e ricoperto di panngrattato, fare uno strato con il composto di patate e quindi uno con pezzetti di mozzarella e le fettine di salmone. Aggiungere un po' di aneto e quindi di nuovo la mozzarella.
Coprire con un altro strato di composto di patate.
Spolverare con il pangrattato e pezzettini di mozzarella. Cuocere in forno caldo a 180 gradi per circa 40 minuti.

Se qualcuno commenta la terribile fotografia dello sformato e fa anche un piccolo ed innocente :) collegamento con la varicella, giuro che i prossimi post saranno dei terribili resoconti di tutte le maschili lamentele pre e post operazione del marito. GIURO!!! :) :)

lunedì 1 marzo 2010

NON C'E' TRIPPA PER (ARISTO)GATTI

Quando fuori c'è il sole e senti il profumo della primavera, che anche la tua camelia rossa in giardino ha iniziato a fiorire, (e tu che la credevi morta e defunta), e sai che devi forzatamente restare in casa, hai come unica consolazione la meravigliosa prospettiva di tuo marito che gioca con la nana in salone e tu in cucina a spentolare, e cucinare, ed impastare.
I cornetti di Paoletta, erano il progetto. Erano, tempo passato.
La nana febbricitante ti è stata addosso accozzata per tutta la domenica, continuando a chiederti di leggere il nuovo libro degli aristogatti, e cantare "TUtti.. quanti... voglion fare il jaaazzz..." e robina non da poco, la canzoncina con tutte le note musicali, che avresti voluto avere la nostra super zia pianista, solo per farle capire la differenza.
Quindi non hai:
  • fatto i cornetti francesi di Paoletta
  • sistemato i tuoi documenti e pagamenti che il marito ti assilla da mesi
  • dato una ritoccatina al giardino e alle piantine che tra qualche giorno iniziaranno la loro stagione
  • fatto shopping come si deve, perchè anche se ci hai provato di nascosto su PLUMO on line, ti hanno annullato l'ordine giustificandosi con una giacenza di magazzino errata, e quindi tu non avrai mai quel meraviglioso vestitino di chiffon nero.
  • letto i nuovi numeri di "CUCINA" e "SALE E PEPE"
  • finito il libro "LA VERSIONE DI BARNEY" che ormai staziona sul tuo comodino da un po'
Sei fuggita tra una visione e l'altra di un film disney, hai chiamato tua madre , ma ha risposto tua zia che ha chiamato la suocera testaccina e hai fatto contento il marito con

TRIPPA ALLA ROMANA

500 gr di trippa di vitello al naturale
200 ml di passata di pomodoro
carota, sedano
olio, sale, pepe, alloro, peperoncino
pecorino
1 pezzo di buccia di parmigiano
(questo ingrediente aggiunto dopo aver visto la ricetta di PIPPI)

Ho lessato la trippa in acqua con alloro, e grani di pepe, per circa 10 minuti. Da trasparente diventa bianca. Ho fatto un piccolo soffritto con carota e sedano e con un filo d'olio ho lasciato insaporire la trippa, precedentemente lessata e scolata. Ho quindi aggiunto dopo qualche minuto la passata di pomodoro, il sale, il pepe, la buccia del parmigiano, un pizzico di peperoncino ed ho lasciato cuocere a fuoco basso per circa 30 minuti.
Servire ancora calda con tanto pecorino grattuggiato.
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