Don't Hide the Madness..

sabato 27 febbraio 2010

PENSIERI E PAROLE

Pensavo di poter dormire un po' di più, mi ero autoconvinta che
- tanto è sabato
- tanto la nana è imbottita di antivirali (la pediatra innocente: lei è contraria se le prescrivo lo zovirax? contraria io??) e tachipirina dormira' oltre le sei, no?
- tanto non abbiamo nulla da fare e al massimo con la nana accozzata mi sposto dal letto al divano.
Certo! Cavolo, la riunione del super fighissimo asilo con la psicopedaqualcosa con doppio nome, ma è alle dieci. Ho tempo per dormire.
MAMMMMAAAAAAAA, e rimpiango il momento in cui ho pensato, solo pensato di dormire, mai farli certi pensieri, perchè chi è stato otto mesi nella tua pancia li percepisce i tuoi pensieri prima ancora di pensarli. Sono le fottute sei meno dieci.
LATTTEEEEEE, e rimpiango il momento in cui ho deciso che era arrivato il momento per la casa due piani, perchè l'ostacolo fondamentale tra noi, e il latte sono le scale.
Incontri il gatto che è affamato e pensi all'ultima volta in cui l'hai nutrito... ha ragione ad essere agitato. Sono le sei pure per lui e non ha nemmeno mangiato da almeno 18 ore.
Ormai sono in cucina, preparo il latte, e corro a portarglielo prima che svegli urlando tutto il quartiere. E sono sveglia, ma proprio sveglia.
Preparo la colazione, così almeno faccio passare il tempo.

SCONES CON GOCCE DI CIOCCOLATO
(da ciliegina sulla torta)

250 gr di farina autolievitante
30 gr di zucchero
75 gr di burro freddo
150 ml di latte
gocce di cioccolato
1 pizzico di sale

Io ho usato come al solito il KA (la vicina per fortuna ha la stanza da letto lontana dalla mia cucina). Mescolare farina, zucchero e sale, aggiungere il burro a pezzetti e mescolare finchè l'impasto non è "bricioloso". Unire le gocce di cioccolato e per ultimo il latte, mescolando fino a farlo amalgamare.
Stendere l'impasto con un altezza di circa 3 cm e ritagliare con una formina circolare. Spennellare con il latte e cuocere a 180 gradi, in forno gia' caldo per 15 minuti.
Mangiare ancora caldi.


Alle dieci eravamo pronti e sazi alla super mega riunione, immaginando di nuovo, come l'ultima volta di avere racconti irripetibili della vita in classe della nana, invece scopriamo che la classe è decimata dalla varicella e dalla scarlattina (che dolce mi invento per la scarlattina?? si accettano proposte!) e che a parlare sara' solo la super specialista, che ci incantera' per due ore, non facendoci rimpiangere nemmeno un euro di tutti quelli che ogni mese forzatameente dobbiamo versare ( si ringrazia il comune di roma, e tutti i giornalisti che continuano a scrivere che in Italia nessuno fa piu' figli)
E la cultura della lettura, e il rapporto a due e a tre, e la mamma che commuove tutti ringraziando le educatrici per aver salvato la bimba dai precedenti abusi subiti in un altro asilo (maltrattamenti veri, con tanto di denuce e chiusura dell'asilo), e le candidature per il collegio genitori ( mai e poi mai, giuro, non lo faro' mai e poi mai) e la ricerca dell'universita'.
Usciamo e scappiamo al mare che tanto abbiamo lasciato la nana con la nonna, e la zia e la bisnonna, e ci prepariamo al resto del week end da passare in casa con la varicella, scongiurando la scarlattina.

venerdì 26 febbraio 2010

MILLE BOLLE BLU... CHE DANZANO

Il marito mi ha abbandonato per andare a riempire la pancia della vera e unica carbonara, e io mi sono organizzata la serata in modo da far crollare la nana prima possibile e poi lanciarmi in una "lunga" della quinta serie di Bones (lo adoro, che devo fa').
Ma la nana non crolla, è nervosa, non funziona il libro, non funziona cenerentola, e nemmeno il latte caldo, le coccole, i grattini e il libro della jungla e in più tra le varie manovre noto un altro graffio dietro al collo o forse di nuovo una zanzara. Ebbene si, credo che io sia l'unica con una figlia che è stata punta sul viso la scorsa settimana, dall'ultima zanzara che ha resistito all'inverno e si sta preparando ai folli attacchi estivi.
Mi trasferisco sul lettone e addio telefilm, credo di essere crollata prima io di lei.
E stamattina, al risveglio... la sorpresa, quello che mi sembrava un graffio di bambino dell'asilo, in realta' era la prima di tante.
Tante, tantissime piccole bollicine ovunque.
Altro che benvenuta primavera, benvenuta varicella!!!
Iniziano le grandi manovre, avverto mia madre, la mia amica incinta, i bambini che ha baciato nello scorso week end (la nana bacia, per quanto suo padre inorridisca al solo pensiero), smobilito pure l'esercito. E mi viene in mente questa torta....

CROSTATA AL CACAO CON CREMA AL CIOCCOLATO BIANCO
E PIOGGIA DI GOCCIOLINE DI CIOCCOLATO FONDENTE

(da il MONDO DI ADRENALINA)

pasta sablè al cioccolato di Trish Deseine (da
calme et cacao)
250 gr di farina
100 gr di zucchero velo
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di cacao
200 gr di burro freddo
2 tuorli
1 cucchiaio di acqua fredda
crema al cioccolato bianco
200 ml di latte
2 tuorli
30 gr di zucchero
100 gr di cioccolato bianco
1 cucchiaino di farina

Mescolare la farina, il sale, lo zucchero e il burro fino ad ottenere un impasto sabbioso. Aggiungere i tuorli sbattuti con il cucchiaio d'acqua e lavorare pochissimo. Formare una palla, avvolgerla con la pellicola e tenerla in frigo per almeno 2 ore.
Io ho usato uno stampo in silicone per crostata, ho steso la pasta e l'ho coperta con carta forno riempita di fagioli. Cuocere a 180 per circa 20 minuti.
Lasciar raffreddare e nel frattempo preparare la crema al cioccolato bianco.
Montare i tuorli insieme allo zucchero, aggiungere il latte, la farina e cuocere a fuoco bassissimo finchè non si addensa. Aggiungere il cioccolato bianco e mescolare fino ad ottenere una crema.
Lasciar raffreddare e farcire la crostata al cioccolato.
Ho decorato con piccole goccioline di cioccolato fondente fuso a bagnomaria.

Mentre cercavo di organizzare quello che sembrava più difficile di un G8, faccio cercare dal marito urlante da ernia del disco, su youtube Mina che canta MILLE BOLLE BLU.
Sorride e si gratta, balla e si gratta, e sorride di nuovo.
E io che i capelli già ce l'ho, mi manca solo il vestitino, mi sentirei prontissima per un ritorno al futuro negli anni 60, dove la moda non era così crudele, dove non servivano la pancia piatta e i fianchi strettisimi.
Si vede che ho sfogliato i primi cataloghi primavera-estate?? Si vede, eh???

MILLE MILLE BOLLE BLU... CHE SALGONO... CHE SCENDONO...
Vado in ufficio, che è meglio!

mercoledì 24 febbraio 2010

TOH.. IL SOLE!

Benedico la pentola a pressione, e il cerotto per il dolore alla spalla, quello invece che promette "pancia piatta e addominali scolpiti" lo archivio insieme a tutti i rimedi anticiccia che non funzionano, inclusa la crema che tanto non mi ricordo mai di mettere. Guardo il calendario, le piante di mimosa in fiore (porcamiseria arriva l'allergia) e mi rendo conto che il sole è proprio dietro l'angolo, e anche il mare, e il costume (AAAAARRRGHHHH!).
Maledico il traffico e il programma excel che mi ha cotto il cervello, tanto da cercare di accendere la macchina con la chiave di casa (mi è anche successo il contrario, ed era veramente difficile aprire una porta blindata ed allarmata con il telecomando della macchina). La spalla fa malissimo, ed è ora di far capire alla nana che non posso più tenerla in braccio a comando, e che i suoi benedetti 13 kg forse distruggeranno a breve anche l'altro braccio.
Ritorno a casa, apro il frigo e ci trovo poco e niente.
La nana ha mangiato da mia madre ed è gia' sistemata.
Ora mi devo inventare qualcosa altrimenti finisco con inzuppare biscotti pieni di burro in una tazza di latte e cacao, e poi non mi salvano nemmeno centinaia di cerotti antigrasso. Toh, il sole!
Ho 2 porri, che faccio?

VELLUTATA DI PORRI E PATATE

2 porri
2 patate
brodo vegetale (io ho usato acqua)
olio, sale, noce moscata

Direttamente nella pentola a pressione, lasciar insaporire in un filo d'olio i porri tagliati a fettine sottili (senza la parte verde), quindi aggiungere le patate tagliate a cubetti. Coprire con brodo vegetale e lasciar cuocere per 15 minuti dopo l'inizio del fischio.
Controllare la cottura e passare tutto con il minipimer per qualche minuto.
Spolverare con noce moscata e mangiare ancora calda possibilmente sul divano.

lunedì 22 febbraio 2010

I'M A GOSSIP GIRL


E' ufficiale, con questo week end abbiamo vinto il premio "genitori del mese". Possono tranquillamente appendere le nostre foto sorridenti (ma perchè ne abbiamo di foto insieme solo prima dell'avvento?) nella bacheca di tutti gli asili nido del lazio e dintorni. Dopo il tour de force di sabato, tra una bellissima festa per bambini organizzata dal WFP per raccogliere fondi per Haiti e una festa privata di un bimbo vicino di casa, siamo tornati stravolti dopo 6 ore di bambini, e lei, la nana, un vero animale sociale, ancora aveva la forza di leggere, nella sua incomprensibile lingua, il libro della jungla.
Ci ha soltanto sfiorato il pensiero di un aperitivo, e tra chiacchiere, commenti e pettegolezzi...
Pettegolezzi?? eh si, che questo blog non diventi mica solo ricette e racconti pallosi di bambini che crescono e mamme che sorridono, che non avrò più una vita sociale ma ho occhi per guardare e un cervello (troppo cinico?) che ancora funziona.
Eh.. si. Da dove comincio??
Sono entrata nel palazzo del WFP, imbucata da una nostra amica che ci lavora e ho spalancato gli occhi come fossi alle giostre, intanto perchè sentir parlare inglese da tutti (forse anche dalla nana?) fa un certo effetto qui a Roma, ma soprattutto perchè quella culona (ops fortunata, e qui ci scappa pure la citazione, che l'unica che conosco è cenerentola) della mia amica ogni giorno lavora con dei fighi pazzeschi. Ecco, l'ho detto, che mio marito leggera' pure, ma fa figo veramente, uno alto due metri di colore, che ti accoglie con un sorriso a 200 denti e il gilet del WFP e con lei che ti sussurra all'orecchio "questo non è niente c'e' pure di meglio! di meglio?"
Ma hai presente dove lavoro io?? Tutte donne, alquanto isteriche e due/tre uomini che e' meglio dimenticare alla velocita' della luce?
Vabbe'... calmo gli ormoni e continuo il racconto o passo subito alla pagina di CHI in diretta da mammachecucina?
Io mi sarò anche rifatta gli occhi e la mente (ma a che serve la quiet room o stanza della meditazione in un ufficio qualcuno prima o poi me lo spieghera?) al WFP, ma lui, il marito alla seconda festa ha fatto molto di più. Ha praticamente passato lo scanner sulla moglie del capitano, quella con la figlia che si chiama come una nota marca francese di vestiti. Lei, la Hhillaryy nazionale (non la clinton) era lì in tutto il suo biondo splendore. Devo fare quella diplomatica o quella pettegola??
Oggi è lunedì, mi rode alquanto e non posso non parlare dei capelli raccolti con il mollettone nero (ma perchè queste vipps quando vivono la loro vita normale devono sembrare sempre come appena uscite di casa per sbaglio?), e nemmeno di "CHHHAANII, lo vuoi un pezzo di torta?". Certo è, che sotto quel mollettone c'era un maglioncino rosa di cachemere che sembrava urlare "accarezzami" e un sedere che io voglio SOLO sapere dove si compra.
Per maggiori dettagli ed informazioni posso tranquillamente darvi la mail di mio marito che ha controllato anche il colore dei suoi calzini.

Dopo il sabato pesantuccio, mi sono regalata una domenica a casa e un piatto dalla cottura lentissima, l'arrosto come lo cucina mia madre, quindi praticamente senza niente...

ARROSTO DI VITELLO

1 arrosto di vitello
carota, sedano, cipolla
vino bianco
sale, rosmarino

Tagliare la carota, il sedano e un pezzo di cipolla, in piccolissimi pezzetti. Tritare il rosmarino ed unirlo in una ciotola con due prese di sale.
Massaggiare la carne e cospargerla con il trito di sale, mentre nel frattempo in abbondante olio fate ammorbidire il soffritto.
Far rosolare per bene da tutti i lati l'arrosto nell'olio, per circa 10 minuti e quindi unire due bicchieri di vino e due bicchieri di acqua. Lasciar cuocere a fuoco bassissimo con il coperchio per abbondanti tre ore.
Lasciar raffreddare, tagliare a fettine e servire con il sughetto di cottura leggermente riscaldato, e precedemente frullato con minipimer.

sabato 20 febbraio 2010

IL SEGRETO STA NEL TEMPO

Aspetto tutto il giorno questo momento. La nana si addormenta accanto a me sul divano (alla faccia del metodo estivill, ormai sarò bandita dal mondo delle brave e perfettine mamme blogger. Dopo la torta piena di coloranti, ora anche la confessione delle confessioni... ebbene sì, la nana non si addormenta nel suo lettino, ma tra le mie braccia stringendo forte il suo libro delle favole) e noi due ci ritroviamo dopo una giornata che sembra lunga una vita.
Mi pesa l'attesa, mi pesa la lontananza, mi pesa doverla lasciare al nido, anche se so che sta bene, che è coccolata e stimolata, e aiutata a crescere e a diventare più forte e più grande.
Mi pesa stare lontano da lui, che in questo momento ha bisogno di me, e vorrei che mi sentisse vicino così come lo è stato lui per me, in questi lunghi e difficilissimi anni.
Ma poi basta un secondo, uno sguardo a quello che ho intorno, a lei, a lui, alla gatta che dorme vicino a noi e la mia vita mi sembra così piena e perfetta da farmi male, e il tempo dell'attesa che mi sembrava eterno fino a qualche attimo prima diventa prezioso, perchè senza la lontananza, senza la pazienza e la forza, senza il desiderio e la passione, non avrei nemmeno potuto godere di questo attimo perfetto.

"Amore, ma lo hai fatto tu questo plum cake? E' spettacolare! Hai usato i pistacchi che ho comprato sabato? (la sua spesa: wurstel, salsa tonnata, biscotti del mulino famoso, farina primo prezzo, e pistacchi)
"Quale plum cake? quello sul piattino blu? "
"Si, amore, sei una grande. Da quando hai aperto il blog sei diventata proprio brava..ahm am amm... è proprio buono... Hai visto che ho fatto bene a comprare i pistacchi, prima mi critichi e poi li usi, eh?"
"Ma... che dici Cla, non l'ho fatto io, quello è il plum cake della Loison"

E il momento romantico è sfumato. La nana continua a dormire sul divano, la gatta pure e lui ha gia' mangiato il dolce senza la cremina che avevo preparato. Il plum cake ai pistacchi di bronte (non quelli che ha comprato lui!) della LOISON doveva essere accompagnato da una cremina alla ricotta con scaglie di cioccolato fondente di Modica.

Ma non ne aveva bisogno, era davvero perfetto così.
Uno di quei dolci che sembrano appena sfornati, attesi davanti al forno, con la magia del lievito naturale che si ripete ogni volta. E pensi a chi questo attimo di dolcezza te lo ha regalato davvero, a quanto lavoro e passione e storia c'è dietro. Pensi al piccolo libricino che accompagnava il pacchetto e a nonno Tranquillo che sfornava panettoni, e alla sua famiglia che continua a farlo nel modo tradizionale, cercando di aggiungere ingredienti sempre più speciali e ricercati (vogliamo parlare forse dei pistacchi di bronte?), e nuovi profumi e nuovi sapori.

E anche tu ti dimentichi della cremina e mangi la seconda fettina e per fortuna che la nana dormiva altrimenti il plum cake non avrebbe resistito più di 10 minuti, vista la voracità con cui la mattina addenta i piccoli curiocini di pasta frolla sempre della LOISON, e pretende di portarli all'asilo a "TELLA-TELLA" (conosciuta nel linguaggio di noi umani come Donatella), sua adooratissima maestra, che io mi porterei a casa subito e per sempre.
Altro che ragazza alla pari, alta, magra (KIA fai qualcosa tu??) e bionda.

giovedì 18 febbraio 2010

ARIDAJE..


Già mi immagino Paoletta che commenta "Aridaje questa... ce riprova un'altra volta con le mie ricette", ma sicuramente lei non parla mica così (anche se dopo aver letto il resoconto siciliano dello zio Piero, un piccolo dubbio mi è venuto) e sicuramente se i suoi non si potevano chiamare bounty, i miei non possono nemmeno essere chiamati come quelli che non si possono chiamare bounty.
Pero' sono buonissimi, ma tanto buoni da mangiarne a decine, tipo popcorn.
Premetto che non ho capito nulla del temperaggio del cioccolato, anche se mi sono applicata, ho serie difficoltà anche solo a scioglierlo a bagnomaria perchè non ho due pentoline con misure giuste da sovrapporre, e soprattutto non ho il termometro (quindi per me il cioccolato o è sciolto o è semisciolto, o non è ancora sciolto), ma ci ho provato lo stesso.
E quindi ecco

I NON CHIAMATELI BOUNTY "COATTI"
(da anice e cannella)

85 gr di zucchero
50 gr di burro
200 ml di panna fresca da monatare
200 gr di farina di cocco
300 gr di cioccolato fondente

Far bollire in una pentola lo zucchero, il burro e la panna fresca fino a che lo zucchero è completamente sciolto. Togliere dal fuoco e unire la farina di cocco e mescolare.
Stendere l'impasto su un vassoio ricoperto di carta forno, fino a formare un rettangolo di spessore di circa 2 cm. Compattare i bordi e mettere in frigorifero per almeno 3 ore (io li ho lasciati tutta la notte).
Riporto di seguito il procedimento di Paoletta:

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria. Si fanno sciogliere completamente i 3/4 del peso di cioccolato (a circa 50°C) e quindi fuori dal fuoco, si aggiunge il restante cioccolato tritato, aiuta a ridurre la temperatura, deve arrivare a 31°C.Le temperature dipendono molto dal tipo di cioccolato e dalla sua percentuale di cacao. Tutti i consigli e i link utili sul temperaggio qui.

Io invece ho solo sciolto il cioccolato a bagnomaria e poi ho tuffato con l'aiuto di due cucchiaini i rettangolini di pasta di cocco che ho ritagliato e ricavato dal grande rettangolo preparato precedentemente.

I miei non sono lucidi, non sono perfetti, non sono decorati ma sono buonissimi e soprattutto ho dimenticato di tirarli fuori per la festa di domenica e quindi io e il marito li stiamo mangiando tutte le sere sul divano. Una vera goduria!

martedì 16 febbraio 2010

DANCING QUEEN

E' martedì grasso e la nana non va all'asilo mascherata perchè in questo innovativo, moderno, e costoso (porcamiseriaccia, speriamo quest'anno di rientrare nella graduatoria!) asilo nido, sono contrari ( a ragione!) ai travestimenti forzati specialmente nei bimbi ancora così piccoli. La nana non ha grosse difficoltà con se stessa perchè gira per casa praticamente sempre vestita da ballerina classica, con tanto di esercizi alla sbarra sulla maniglia del forno, o da cenerentola, cercando principi con cui ballare e fatine obese che le trasformino la tuta da casa in uno scintillante vestito celeste pieno di lustrini. Non concepisce però i travestimenti degli altri, specialmente i miei, ha pianto e frignato solo perchè domenica avevo disegnato sul mio viso dei baffi da minnie. Capisco e comprendo, perchè non riesce a riconoscermi.
Non posso portare dolci fatti in casa alla piccola e liberale festicciola che organizzeranno a scuola, con tanti indumenti che i bimbi sceglieranno in totale libertà di utilizzare per travestirsi, e quindi mi sono divertita, ed ho reso allegro questo giorno infrasettimanale che per noi adulti resta un giorno qualunque di lavoro, di ufficio, di impegni, di decisioni e di responsabilità.

TORTA MILLECOLORI
(da Natalia e Betty)

1 vasetto di yogurth
2 vasetti di zucchero
3 vasetti di farina
1 vasetto di olio di semi
3 uova
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
colori alimentari

Sbattere molto bene le uova con lo zucchero e lo yogurt. Setacciare la farina, con il lievito, e il sale ed inserirlo nel composto alternandolo all'olio.
Dividere l'impasto in 4 parti ed colorare a piacimento.
Imburrare ed infarinare uno stampo ed iniziare a riempirlo dal centro versando un cucchiaio di composto del primo colore. Di seguito continuare a versare alternando gli altri colori sempre al centro di quello precedente. Cuocere a 180° per circa 45 minuti.


Avevo paura di fare questa torta che avevo visto sia da Natalia che da Betty, perchè pensavo di ottenere quel grigio-violetto che a scuola veniva fuori mescolando tutti i colori.
Ed invece il risultato è stato soprendente. Divertente ed allegro.
(astenersi mamme anti-coloranti)

lunedì 15 febbraio 2010

JUST AN HAPPY MUM..

"Una festa di carnevale? Con quanti bambini??"
"Non lo so, mamma, 6/7 circa"
"Ma tu sei matta?? ma sai che significa??"
"Oh, si, che lo so. Sorrisi, affetto, compagnia, divertimento, risate ... me le ricordo le feste che facevi tu per noi. La casa era praticamente sempre piena di bambini, non siamo mai stati soli e credo di aver avuto un'infanzia felicissima. Le tue feste mamma, le ricordo ancora e vorrei fosse così anche per la nana. Vorrei vederla in casa sua, ridere con noi e i suoi amichetti."
"E' vero, Ale, ed eravamo molti di più, però sei sempre matta"
"Perchè? Perchè avrò la casa piena di caos, di urla, di stelle filanti, e le briciole di biscotti e lo zucchero a velo spunteranno ciclicamente da ogni angolo per almeno un mese. Vabbè..."

Io l'ho organizzata, il giorno di San Valentino (San che? mai festeggiato, per noi è sempre San Valentino, ah, aha aha) e mi sono anche divertita. Ho ancora la casa piena di palloncini e zucchero a velo, ma non mi importa e spero solo che lei se ne ricordi, proprio come ricordo io quelle organizzate da mia mamma, con sempre le stesse torte, ognuna specialità di qualcuno, segnate sul libretto di ricette della Paneangeli anni 80, con il nome dell'amica che le faceva (mitica la torta con le fragole di Fiorella, o quella al cocco di Katia). In fondo anche senza internet lo scambio di ricette si è sempre fatto, e le feste erano il modo meno tecnologico per mostrarne i risultati.

BISCOTTI ALLA PANNA
(da Night, Muffins e Betty)

500 gr di farina
150 gr di zucchero
125 gr di burro
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
1 bustina di vanillina
200 ml di panna da montare fresca
zuccherini colorati e formine varie

Mescolare la farina, con il lievito, il sale e la vanillina, e lo zucchero direttamente nel mixer. Unire il burro morbido tagliato a pezzzetti, , e quindi amalgamare la panna.
Impastare velocemente e creare la "palla" da mettere in frigorifero almeno per un'ora.
Stendere l'impasto con uno spessore di circa 1 cm, e ritagliare con le formine che volete. Decorare con gli zuccherini e cuocere in forno per 10 minuti a 180°.


venerdì 12 febbraio 2010

COME QUANDO FUORI .... NEVICA

"Cla, ti alzi? la smetti ti sbaciucchiare tua figlia e dirle a ripetizione che è il tuo grande amore e che è bellissima?" "Cla, muoviti, che facciamo tardi"
"Nana, stamattina ti devo lavare i capelli, preparati che sono tutti gialli, ma che avete dipinto ieri?" "sole, mene mee no, eh no... memme, ah!" (io ho capito solo sole, poi il resto per me è ancora una lingua sconosciuta! ma non credo si voglia lavare i capelli)
"Amore, sei ancora a letto??? le lenzuola pulite, il gatto, dai..."
Ma quanto sono rompi la mattina.. è che se non urlo e richiamo, la nana vivrebbe ore di stacca-attacca sul tappeto in salone e il marito dormirebbe almeno fino alle 6 del pomeriggio, ricordando i bei tempi passati quando ancora si poteva dormire oltre le 6.15.
Dopo 45 minuti di "allora, su, muovetevi, dai nana, si, ti metto le scarpe nuove, si e la maglietta con lo stregatto, claaaaa" eravamo tutti al piano superiore puliti e profumati e come sempre di corsa, fino a quando non sbircio fuori dalla finestra. NEVE.
Silenzio e neve. Tutti e tre con il viso schiacciato sul vetro della grande finestra sul salone.
Solo silenzio e neve.
E la nana che corre a prendere il mio super lucidalabbra firmato (l'unico che ho e che mi è rimasto da quando potevo ancora spendere in cazzatine in profumeria).
"Ale, c'è forse una favola che non conosco dove c'è una principessa, la neve e il lucidalabbra?"
"No, amore è che mio fratello la porta a cavallo in mondi lontani, dove ci sono neve, palle di neve, freddo e burrocacao.. quindi per lei la neve è solo lo stick del burrocacao"
"Ah... dal mese prossimo la lasciamo all'asilo fino alle sei, vero?"
"Ale, ma che facciamo restiamo a casa?"
"Cla, non è mica l'85 e tu non hai mica 10 anni, non vai alle elementari e non puoi fare i pupazzi di neve in un giardino di 3 mq, quindi fuori da qui, che nevica."

E l'asilo questa mattina era pieno di piccoli nani che guardavano fuori con gli occhi sorpresi (uno in realtà cantava jingle bells), e le strade piene di macchine impazzite e noi due in silenzio a guardare fuori. La neve a Roma.
Ed è saltato il post che volevo scrivere, con tutta una filippica sulla pasta cacio e pepe, e sui ristoranti dove mangiarla, e sul metodo "da Felice" con mescola-mescola dentro al piatto che a me sembra tanto una stronzata (ops!) scenografica, e su come fare la cremina, ma tanto non avrebbe contato molto, che io non sono una foodblogger, io sono una che cucina, che gioca a far lievitare torte e che soprattutto non sa fare la pasta sfoglia.
Quindi io la faccio così

TONNARELLI CACIO E PEPE
250 gr di tonnarelli freschi (non fatti da me!)
100 gr di pecorino romano grattuggiato (non in busta please, che chissà che c'è dentro)
50 gr di parmigiano grattuggiato
pepe nero
In una grande padella mescolo i due formaggi e il pepe (io abbondo, perchè mi piace che si senta), e nel frattempo lascio bollire l'acqua dove cuocere la pasta. Controllo i minuti di cottura indicati e scolo la pasta 3 minuti prima per poterla finire di cuocere nella padella con i formaggi aggiungendo circa tre mestoli dell'acqua di cottura.
Cuocere al dente s servire con un'ultima spolverata di pecorino e di pepe.

mercoledì 10 febbraio 2010

DAMMI TRE PAROLE


"Sore', ma questo che cos'è?"
"mmm... (non posso mica stare qui a descrivere tutto, e Trish e Daniela e il triplo cioccolato, e lo stampo a forma di fiore e ...) è un mattone, frate', praticamente CIOCCOLATO, CIOCCOLATO E CIOCCOLATO, la morte al cioccolato, lo mangi e poi ti stendi per almeno 10 minuti in estasi, una droga legalizzata (non nominare droghe ad uno delle forze armate!), la decadenza assoluta, e..."
"vabbè, vabbè, m'hai convinto, taglia va'!"

Mio fratello è stato il primo, gli altri non osavano.
Il brutto di questi bellissimi stampi (se ci fossero i punti come le millemiglia con la carta di credito, mio marito a gennaio avrebbe ricevuto la gold card, con tutti gli stampi silikomart che mi ha regalato) è che tutti li guardano come opere d'arte e nessuno osa iniziare. Mio fratello in fondo è figlio di mio padre che è il re del "dammi un dolce dopo cena altrimenti non vado a dormire" e che si è messo lì accanto al tavolo per tutta la festa, compiacendosi incredulo delle golosità che la figlia era riuscita a sfornare e consigliando a tutti di assaggiare quei meravigliosi biscotti giù in fondo.
Chiacchiere a parte che poi nei miei post finisco per raccontare tutto di tutti e sembra un grande fratello live dalla mia cucina, che per fortuna i miei non lo sanno (specialmente la suocera che si è ripresentata in pelliccia, provocando nella nana tutta una serie di urla schifate, e miei ghignetti soddisfatti. Core de mamma!) e mio marito... vabbè, mio marito ormai lo conoscete tutti.
La morte al cioccolato in realtà era SOLTANTO

FIORE AI TRE CIOCCOLATI
(da calme et cacao)

200 gr di cioccolato bianco
300 gr di cioccolato fondente
200 gr di cioccolato al latte
100 + 100 + 150 ml di panna da montare
(ho modificato le quantità della panna perchè mi sembrava troppa)

Con lo stampo in silicone non c'è bisogno di aggiungere nulla, ma Daniela indicava di foderare lo stampo con film alimentare (carta da forno?). Io ho sciolto prima il cioccolato bianco con 100 ml di panna, ho versato nello stampo e lasciato raffreddare per un'ora in frigorifero. Quindi ho sciolto il cioccolato al latte con 100 ml di panna e versato sopra lo strato bianco ormai solidificato. Dopo un'altra ora ho sciolto il fondente con 150 ml di panna e l'ho versato sullo strato al latte.
L'ho lasciato tutta la notte in frigo e servito il giorno successivo dopo averlo tirato fuori una mezz'ora prima di mangiarlo.

lunedì 8 febbraio 2010

THE PARTY IS COMING...


In questo week end ho avuto una delle mie sessioni no-stop di cucina per preparare la festa di compleanno del marito, che una volta l'anno bisogna pur aprirla la casa ai parenti ( i suoi!).
Durante la "lunga" in cucina non esiste pranzo e cena, anche perchè dopo aver deciso di preparare praticamente tutto il libro "chocolat" di Trish Deseine, anche solo l'idea di mangiare qualcosa mi disgusta. Potrei utilizzare questo metodo invece della dieta, cucino, cucino, cucino e non mangio, ma non so quanto durerebbe...
La cena veloce però c'è stata

QUICHE CON BROCCOLETTO ROMANESCO

per la pasta (da I sapori della cucina con il kitchen aid)

200 gr di farina
un pizzico di sale

100 gr di burro
acqua fredda quanto basta

per il ripieno
1 broccoletto romanesco
1 vasetto di yoghurt bianco

2 uova

250 ml di latte parmigiano

Nel mixer setacciare la farina e il sale, e a velocità 2 con la frusta piatta aggiungere il burro tagliato a dadini. Aggiungere l'acqua fredda (per me un po' meno di 100 ml) fino ad ottenere un composto morbido. Finire di impastare su piano leggermente infarinato, formare la palla e avvolgere nella pellicola. Lasciar raffreddare in frigo per un'ora circa.
Cuocere a vapore le cimette del broccoletto romanesco. Sbattere leggermente le uova, con il parmigiano, il latte e lo yogurth. Salare e pepare. Versare il composto, sull'impasto steso in uno stampo da crostata in silicone. Quindi inserire nel composto le cimette di broccoletto e cuocere per 40 minuti circa in forno già caldo a 180°.


Qui avverto, che i prossimi post saranno ad altissimo contenuto calorico, non alto, ripeto altissimo. E' che qui abbiamo fatto festa, soffiato candeline a ripetizione, condiviso spazi, e mescolato affetti.
Esiste forse modo migliore se non una tavola piena di cibo e dolcezze da condividere??

sabato 6 febbraio 2010

E DOPO CHE C'E'??


"Amore, guarda che non mi hanno mica ancora ricoverato. Stasera, minestrina?"
"Ma quale minestrina è una vellutata!"
"Ah, si certo, ora lo vedo. E' una vellutata. Ma dopo che c'è?"

Il cortisone e gli antidolorifici hanno aumentato a dismisura la fame di mio marito, già noto per la capacità di ingurgitare quantità indiscutibilmente gigantesche di cibo (come esempio, possono bastare i 300 gr di pasta al burro che mi ha confidato di aver mangiato ieri a pranzo?).
E a quanto pare il mio piatto unico-vellutata, stasera non basta.
Sarà stata la notizia dell'operazione che dovrà fare, o l'essere ritornati in un ospedale italiano dopo tanto tempo (non siamo cervelli da ricercatore, ma siamo fuggiti all'estero comunque) tra percorsi colorati con sottotitoli e code per ticket da pagare, oggi forse invece della vellutata dovevo cucinare qualcosa di più consistente. Per fortuna c'è ancora un pezzo di torta al cioccolato!

VELLUTATA DI PATATE E PORRI

2 porri
4 patate
100 ml di latte
sale e pepe

Tagliare i porri a fettine, eliminando le foglie verdi. Tagliare quindi le patate a cubetti e rosolarle , con i porri, in un filo d'olio nella pentola a pressione. Salare e coprire con acqua (o meglio brodo) e cuocere per circa 20 minuti dall'inizio del sibilo. Aggiungere 100 ml di latte e frullare tutto con il minipimer.
Spolverare con una grattuggiatina di pepe e mangiare calda.

giovedì 4 febbraio 2010

BIRTHDAY MAN


Una cena romantica e francese a base di formaggi puzzoni e patè de fois gras, organizzata sul nostro tappeto nel salone (quello da 10 milioni di dollari che ci ha regalato la suocera, che se sapesse che Marta lo scorso week end ha iniziato ad inzuppare i biscotti nel latte proprio lì sopra, penso che verrebbe a piedi a riprenderserlo!), una buonissima bottiglia di vino rosso, e il suo dolce preferito, quello che inconsapevole ha partecipato al nostro piccolo e privato contest, IL RE DEL FONDANT, per festeggiare il suo trentacinquesimo compleanno.
Stavolta era il turno della ricetta di FANNY passata per Cavoletto pre-giappone, e con immenso piacere e goduria da cucchiaino ancora pieno di cioccolato, devo proprio ammettere che è il vincitore indiscusso. Non me ne voglia quello di Daniela, che forse avevo cotto troppo poco.

LE FONDANT AU CHOCOLAT DE FANNY
(da cavoletto di bruxelles)

200 gr di cioccolato fondente 70%
240 gr di burro
400 gr di zucchero
8 uova
140 gr di farina

Far sciogliere a bagnomaria il cioccolato, tagliato a pezzetti, e il burro. Sbattere le uova e lo zucchero ed incorporare il cioccolato e il burro sciolti. Con la spatola aggiungere lentamente la farina e far assorbire completamente. Cuocere in forno già caldo a 170° per 35 minuti in forno statico (la consistenza era morbida ma non cruda), lasciar raffreddare e conservare in frigorifero tutta la notte prima di mangiarlo.

E con questo giuro di non pubblicare più ricette di fondant al cioccolato, almeno finchè qualcuno non mi consiglierà una nuova e meravigliosa ricetta, che non posso assolutamente non provare.

Ah... dimenticavo BUON COMPLEANNO AMORE!

martedì 2 febbraio 2010

STAVOLTA NE HAI FATTE TANTE, VERO??


La polpetta è sempre la polpetta, quella di mamma dico, quella con il sugo che poi non riesci a non mangiare mezzo sfilatino di pane.
Ma in fondo che sarà mai? Hai mangiato SOLO le polpette. Si, ma quante?
Numero indefinito e vergognoso ogni volta.
Non le rifaccio mai a casa, perchè so che non riuscirò mai a replicare, non tanto per la morbidezza perchè tra svezzamento e spolpettamento e trucchi delle nonne, le mie vengono morbide. E' il sugo il mio problema, io non riesco a fare il sugo buono come il suo, eppure non ha segreti, me lo ha spiegato decine di volte. Ho usato il suo stesso passato, niente, ogni volta mio marito sentenzia "E' meglio quello di tua madre" (per fortuna che non mi dice che è meglio quello di SUA madre, altrimenti chiudo il blog di corsa e ne apro uno tutto rosa dedicato a hello kitty).
Ma l'ingegno non manca, e il pozzetto congelatore nemmeno, così ho impegnato mia madre per mezzo pomeriggio a fare sugo e sugo e sugo per poi congelarlo e zittire il marito (che diventa sempre più esigente... devo forse raccontare la famosa storia della sua pasta con le vongole?)
Ora non voglio di certo riproporre la ricetta delle polpette, ma voglio fare un omaggio e un inchino a quelle di ricotta di Natalia, che sono diventate ormai un must.
Con il sugo di mamma però!

LE POLPETTE DI RICOTTA
(da tempodicottura)

200 gr di ricotta
60 gr di parmigiano
60 gr di pancarrè tritato
2 uova
prezzemolo
sale e pepe
sugo di pomodoro (quello di mamma!)

Tritare il pancarrè fino a trasformarlo in briciole e aggiungerlo alla ricotta, precedentemente amalgamato con le uova, il formaggio e il prezzemolo. Il composto deve essere morbido ma compatto in modo da poter facilmente formare le polpette (consiglio:meglio un po' più morbido perchè in cottura di indurisce).
Tuffare le polpette nel sugo caldo senza bisogno di infarinare o passare nel pangrattato,, e cuocerle per circa 10 minuti. Mangiare ancora calde (anche se sono ottime anche fredde) con il mezzo sfilatino di pane d'obbligo per fare la scarpetta nel sugo.

lunedì 1 febbraio 2010

"TANTO AL RISTORANTE NON CI ANDIAMO PIU'"


"Ale, tesoro (chissà perchè i parrucchieri si prendono sempre tutta questa sdolcinata confidenza) che ne dici di fare un nuovo tipo di colore, che questo ti invecchia e ti fa sembrare così pallida (ecco appunto, ma non è che sono veramente invecchiata e che sono pallida perchè è inverno e per di più quest'anno a Roma il sole sembra fuggito)"
In realtà ti guardi allo specchio e non puoi che darle ragione. E facciamo... questo nuovo tipo di colore 3 in 1, in tre sfumature, più taglio che in pratica si traformano in circa tre ore di letture frivole e pettegolezzi.
La nana è sistemata con il padre, ma si...
Dopo circa due ore in cui hai scoperto che esistono personaggi che vengono considerati vips di cui tu non hai mai sentito parlare (aggiungo per fortuna!), e hai sbirciato improbabili vestiti delle collezioni estive e ti sei innamorata di un paio di sandali e di un vestito da sera di Cavalli, che non potresti mai permetterti, ma che soprattutto non sapresti quando indossare se non mentre giochi alle "principesse" nel salone di casa con tua figlia. E lì si che faresti la tua porca figura, soprattutto con i capelli 3 in 1.
Comunque dopo due ore in un giornale che potrebbe essere Grazia, o Gioia, o Chi, hai trovato l'idea per i tuo piatto di pesce della tua nuova blog-rubrica "tanto al ristorante non ci andiamo più", una ricettina niente male (ho strappato il giornale di nascosto) con pasta all'uovo all'arancia con acciughe, che io ho però trasformato (ne ho avuto di tempo per pensare) in

TAGLIOLINI AL LIMONE CON TONNO FRESCO
(porzione per due)

per la pasta:
2 uova
200 gr di farina
1 limone
farina per aggiustare l'impasto

per il condimento:
1 fettina di tonno fresco di circa 100 gr
2 acciughe sott'olio
prezzemolo
olio, aglio

Ho preparato la pasta direttamente nel KA, mescolando le uova, la farina, un pizzico di sale, e aggiungendo il succo di mezzo limone e qualche pezzettino di scorza grattuggiata. L'impasto con il succo di limone è diventato troppo morbido, così ho aggiustato con un altro po' di farina, fino ad ottenere la famosa "palla". Ho tenuto in frigorifero per circa 2 ore.
Quindi con l'accessorio per stendere la pasta (per i più coraggiosi va bene il mattarello o una qualsiasi macchina per la pasta) ed ho steso la sfoglia prima con la misura 1 e poi con la 4. L'ho lasciata quindi asciugare per circa un'ora su un telo cospargendola con la farina.
Ho cambiato l'accessorio ed ho utilizzato quello per gli spaghetti-simil tagliolini, e ho di nuovo lasciato sul telo a seccare prima di cuocere, facendo attenzione a cospargere i tagliolini con la farina in modo da non farli appiccicare.
Per il condimento, ho soffritto leggermente uno spicchio d'aglio e i gambi del prezzemolo, nell'olio di oliva ed ho aggiunto le due acciughe che si sono sciolte velocemente. Ho tagliato la fetta di tonno a piccoli dadini e li ho cotti per circa cinque minuti (forse anche meno).
Ho lessato i tagliolini e prima di ultimare la cottura li ho versati nella padella con il condimento con tre mestoli di acqua di cottura. Li ho lasciati cuocere al dente mescolando per amalgare il condimento e li ho serviti ancora caldi.
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