"Ma come hai detto che si chiama?"
"Ma chi "il grande"? Non lo so. Non l'ho mai saputo"
E pensi che si, in fondo, può anche essere vero, perchè qui a Roma, ci si saluta tutti, ognuno ha il suo bel soprannome, e se non sei così intimo da conoscere il padre e la madre o un parente stretto, non lo scopri mai il vero nome anagrafico.
Il grande è il grande. Punto.
Lo so, fa tanto romanzo criminale, ma è così.
Roma è così, una grande e sconfinata famiglia, che si odia, si ama, si scontra e si incontra. Piccole storie in grandi storie, dure, bastarde, nascoste, ma sempre così evidenti, perchè il romano è cuore, e ha bisogno di raccontare e di raccontarsi, vuole essere moderno, ma si perde nei vicoli di quartiere e parla ancora con il giornalaio, e il fruttivendolo (quando lo trova), che urla alla finestra per farsi tirare le chiavi, e la domenica compra ancora le paste e non i macarons, che se deve scegliere tra il sushi e la pizza, ti risponde "pizza bianca calda del forno con la mortadella tutta la vita".
I panni sporchi li lava in casa, ma poi li stende fuori. Anche quelli veri, di panni.
E tu la ami Roma. E anche i romani. E anche LA Roma. E sei romanista.
E non eri mai stata in curva, e ti sei ritrovata a guardare la partita da un'altra prospettiva, a sentirla più che altro, perchè poco si vede, ma la gioia, quella, si sente addosso, e l'ansia e l'attesa pure.
E le vite, quelle che si dividono fuori dallo stadio, lì sono tutte un'unica voce.
C'è chi vive ai Parioli, e chi in periferia. Chi lavora, chi ruba. Chi piange e chi invece ride.
E sono tutti insieme.
E ti sembra così assurdo per quanto è vero.
E te la godi la tua vita, che è fatta di questi momenti. Di un bacio sulla testa che più sincero non era stato mai. Di bandiere, di cuori, di vita sospesa per 90 minuti, che poi dopo tutto ricomincia, come sempre, come al solito.
Lo so, fa tanto romanzo criminale, ma è così.
Roma è così, una grande e sconfinata famiglia, che si odia, si ama, si scontra e si incontra. Piccole storie in grandi storie, dure, bastarde, nascoste, ma sempre così evidenti, perchè il romano è cuore, e ha bisogno di raccontare e di raccontarsi, vuole essere moderno, ma si perde nei vicoli di quartiere e parla ancora con il giornalaio, e il fruttivendolo (quando lo trova), che urla alla finestra per farsi tirare le chiavi, e la domenica compra ancora le paste e non i macarons, che se deve scegliere tra il sushi e la pizza, ti risponde "pizza bianca calda del forno con la mortadella tutta la vita".
I panni sporchi li lava in casa, ma poi li stende fuori. Anche quelli veri, di panni.
E tu la ami Roma. E anche i romani. E anche LA Roma. E sei romanista.
E non eri mai stata in curva, e ti sei ritrovata a guardare la partita da un'altra prospettiva, a sentirla più che altro, perchè poco si vede, ma la gioia, quella, si sente addosso, e l'ansia e l'attesa pure.
E le vite, quelle che si dividono fuori dallo stadio, lì sono tutte un'unica voce.
C'è chi vive ai Parioli, e chi in periferia. Chi lavora, chi ruba. Chi piange e chi invece ride.
E sono tutti insieme.
E ti sembra così assurdo per quanto è vero.
E te la godi la tua vita, che è fatta di questi momenti. Di un bacio sulla testa che più sincero non era stato mai. Di bandiere, di cuori, di vita sospesa per 90 minuti, che poi dopo tutto ricomincia, come sempre, come al solito.
Listening COLLE DER FOMENTO - IL CIELO SU ROMA



